Il maestro del brivido
In occasione dell’odierno trentesimo anniversario della scomparsa del grande genio della regia Alfred Hitchcock, abbiamo pensato di proporvi un breve excursus sulle invenzioni che l’hanno reso celebre. Il suo debutto nel mondo del cinema è avvenuto inizialmente come disegnatore di titoli, poi come aiuto regista ed infine come regista vero e proprio. Una curiosa ricorrenza in tutte le sue opere successive a quelle del periodo giovanile è l’apparizione del regista in almeno una scena dei suoi film: inizialmente lo faceva giusto laddove fosse servita una comparsata casuale, poi divenne quasi una sorta di rito scaramantico e di gioco per gli spettatori, che in tutti i film cercavano di scoprire in quale inquadratura si fosse nascosto, come ad esempio in Caccia al ladro dove appare seduto sull’autobus al fianco di Cary Grant, o ne La finestra sul cortile dove lo si scorge insieme al musicista che suona al pianoforte, di fronte all’appartamento di James Stewart. E’ invece nel suo Il pensionante del 1926 che comincia ad emergere la caratteristica suspense hitchcockiana, che avviluppa lo spettatore in una tensione creata ad arte grazie a musiche, luci ed ombre e che gioca col grado di consapevolezza fornita sul pericolo che incombe sull’ignaro personaggio; l’esempio più celebre è probabilmente quello di Psycho, nel quale lo spettatore vede la porta aprirsi, mentre il detective sale le scale della casa di Norman, e ha quindi modo di prevedere la fine del poveretto. A Holliwood ha ottenuto grandi riconoscimenti, come con quello che ha definito il suo film preferito, L’ombra del dubbio, e l’Oscar come miglior film dell’anno per il suo Rebecca, la prima moglie.