lunedì 06 febbraio 2012

Prima pagina: Il libro delle anime

6 maggio 2010 by redazione · Commenta 

E’ uscito oggi Il libro delle anime, il seguito del fenomeno letterario costituito da La Biblioteca dei Morti; si tratta di un thriller teologico-apocalittico dalla trama avvincente e la lettura fluida, che ha portato Glenn Cooper a imporsi da subito come autore di bestsellers.

<<A Will Piper non erano mai piaciuti granché i bambini che piangevano, soprattutto i suoi. Aveva un vago ricordo della prima figlia, nata venticinque anni prima. A quei tempi, lui era un giovane vicesceriffo in Florida e gli capitavano sempre i turni peggiori. Quando rincasava, la mattina, Laura era già sveglia e balbettava e gorgogliava, felice. Se invece lui e la moglie passavano la notte insieme e la piccola si metteva a piangere, Will si lamentava e poi scivolava di nuovo nel sonno prima ancora che Melanie avesse tolto il latte dallo scaldabiberon. Non cambiava i pannolini. Non dava le poppate. E, prima del secondo compleanno di Laura, se n’era andato via per sempre.
Ma tutto ciò era successo due matrimoni e una vita prima. Adesso Will era un uomo diverso, o almeno così si ripeteva. Si era lasciato plasmare in una sorta di padre newyorkese del XXI secolo, con tutti gli annessi e connessi. In passato, pungolava cadaveri in decomposizione sulla scena di un crimine, adesso cambiava i pannolini. Un tempo, sopportava i singhiozzi della madre di una vittima, adesso tollerava il pianto di un neonato.
Ma non era detto che gli piacesse.
Nella sua vita si erano succedute varie fasi e quella più recente – in cui lui era una via di mezzo tra il giovane pensionato e il padre responsabile – durava da un mese. Erano passati soltanto sedici mesi dal giorno in cui lui aveva lasciato all’improvviso l’FBI a quello in cui Nancy era rientrata in servizio dopo il congedo per maternità. E ora capitava che Will rimanesse solo col figlio, Philip Weston Piper, detto Philly. Coi loro mezzi, non potevano permettersi una baby-sitter per più di trenta ore alla settimana e così lui, per qualche ora al giorno, doveva cavarsela senza nessun aiuto.
Come cambiamento di stile di vita, era a dir poco radicale. per buona parte dei vent’anni passati nell’FBI, Will era stato il profiler migliore in assoluto, un abilissimo cacciatore di serial killer. E, se non fosse stato per quelle che lui chiamava con indulgenza <<le mie debolezze personali>>, sarebbe uscito di scena in grande stile, con tutti gli onori e un bel contratto di consulenza.
Ma il suo debole per l’alcol e per le donne, nonché la sua assoluta mancanza di ambizione, gli avevano minato la carriera e lo avevano condotto al famigerato caso Doomsday. Per il mondo, quello era ancora un caso irrisolto, ma lui sapeva che le cose non stavano così. Lui lo aveva risolto, eccome, però ne era uscito a pezzi. E le conseguenze erano state il prepensionamento forzato, l’insabbiamento della faccenda e una montagna di accordi di segretezza. Ne era uscito vivo, ma per un soffio.
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