mercoledì 29 gennaio 2020

Prima Pagina: Io confesso

6 Dicembre 2010 by · Commenta 

John Grisham torna a dominare gli scaffali delle librerie con un nuovo thriller mozzafiato dai ritmi serrati: affezionato da sempre ai temi del sociale, l’autore ci propone questa volta una grave riflessione sulla pena di morte e sulla sua dolorosa parte nel sistema giudiziario americano.  Il protagonista di questo libro è Travis Boyette, un uomo che sta per essere rilasciato dopo varie condanne per reati sessuali e che vuole confessare un terribile segreto per salvare un altro uomo dalla pena capitale.
Una folle corsa contro il tempo e la difficoltà di recuperare la credibilità per chi finora non ha mai dimostrato di meritarla.
Qui sotto, l’incipit del libro.

Il custode della chiesa di St Mark aveva appena grattato via dieci centimetri di neve dal marciapiede, quando comparve l’uomo con il bastone. C’era il sole, ma il vento ululava e la temperatura era bloccata sullo zero. L’uomo indossava soltanto dei pantaloni da lavoro di tela, una camicia estiva, un paio di logori scarponcini da trekking e una giacca a vento leggera che poteva opporre ben poca resistenza al gelo. Ma comunque non sembrava soffrire il freddo, e neppure avere fretta. Camminava zoppicando, con una leggera inclinazione a sinistra, il lato su cui si appoggiava al bastone. Avanzò faticosamente lungo il marciapiede accanto alla cappella e si fermò davanti a un ingresso laterale contrassegnatodalla scritta UFFICIO in caratteri rosso scuro. Non bussò e aprì la porta, che non era chiusa a chiave. Entrò proprio mentre un’altra raffica di vento lo colpiva alle spalle.
La stanza era un’area ricevimento, con quell’aspetto polveroso e disordinato che ci si aspetta di trovare in una vecchia chiesa. Sulla scrivania al centro del locale c’era una targhetta che annunciava la presenza di Charlotte Junger, la quale sedeva poco dietro il proprio nome. «Buongiorno» salutò la donna con un sorriso.
«
Buongiorno» disse l’uomo. una pausa. «Fa molto freddo fuori.»
«Sì, è vero» concordò la donna, mentre dava una rapida occhiata al visitatore. Il problema più evidente era che non aveva il cappotto né qualcosa che gli riparasse testa e mani.
«Immagino che lei sia Miss Junger» disse l’uomo, fissando il nome sulla targhetta.
«No, Miss Junger oggi non c’è: ha l’influenza. Per il momento la sostituisco io. Mi chiamo Dana Schroeder, sono la moglie del pastore. Cosa possiamo fare per lei?»
C’era una sedia davanti alla scrivania e l’uomo la guardò speranzoso.
«Posso?» domandò.
«Naturalmente
» rispose Dana. L’uomo si sedette quasi con cautela, come se ogni movimento richiedesse un’attenta riflessione.

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