sabato 25 maggio 2013

Giorno della Memoria: Maus

27 gennaio 2011 by redazione · Commenta 

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa arrivano presso la città polacca di Auschwitz (questo è il suo nome tedesco), scoprendo il tristemente famoso campo di concentramento – è più corretto dire di sterminio – e liberando i pochi sopravvissuti.
La data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz è riconosciuta dalla Repubblica italiana come Giorno della Memoria, per ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei e tutte le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte e coloro che, opponendosi al folle progetto di sterminio, hanno rischiato la propria vita per proteggere i perseguitati. Perseguitati solo perché diversi da quella che l’ideologia nazista definiva pura razza ariana, che non poteva mescolarsi con ebrei, zingari, omosessuali, disabili e malati…
È nostro dovere ricordare questa pagina drammatica della Storia e vogliamo farlo proponendovi una lettura che può avvicinarci a queste vicende durissime, quasi indicibili, in un modo accessibile per tutti, anche per i più piccoli: si tratta di Maus, il fumetto di Art Spiegelman, che racconta la storia di una famiglia ebraica ambientata fra la Germania nazista e gli Stati Uniti d’America. L’originalissima scelta stilistica del cartoonist di rappresentare personaggi come animali antropomorfi, uomini tipizzati nella forma di simpatici – a dire la verità, non tutti simpatici – animali, ha reso celebre questa graphic novel, che tradotta in una ventina di lingue si è meritata per prima, nel 1992, lo Special Award del premio Pulitzer, il massimo riconoscimento giornalistico e letterario mondiale. Gli ebrei hanno il muso di topi (in tedesco, maus), i nazisti di gatti, i polacchi di maiali e gli americani di cani. Maus è insieme memoria di un’esperienza collettiva, quella dell’Olocausto, e di una testimonianza individuale, quella del padre di Art, Vladek Spiegelman, ebreo polacco sopravvissuto ai campi di concentramento. Nata come un’inchiesta giornalistica sul contesto storico che ha generato il nazismo e tutte le sue atroci conseguenze, la storia si trasforma facilmente nel difficile tentativo di recuperare un complicato rapporto con il padre, ormai anziano. Maus colpisce il segno con la ricca documentazione storica unita a una commovente esperienza personale, il tutto mediato dalla potenza espressiva e comunicativa del fumetto.
Ecco che il fumetto diventa il medium per tramandare la memoria culturale di un periodo della Storia mondiale troppo buio per poter essere dimenticato. La Grande Storia è narrata dal punto di vista della piccola gente, delle persone comuni che ci raccontano i dettagli che contano. La funzione fondamentale del fumetto come mediatore e veicolo della memoria culturale è sostenuta da Cristina Greco, che nel suo libro, Con la china in testa. Fumetto e memoria culturale per una lettura di Maus e Palestina, edito da libreriauniversitaria.it edizioni, analizza a fondo il fenomeno Maus. La sua ipotesi  è quella del fumetto come luogo di ri-valorizzazione della memoria culturale, proprio grazie all’utilizzo del linguaggio ironico caratteristico di questa forma di testo. L’autrice pensa, infatti, che la grandezza e la tragicità della Shoah non perdano la loro importanza se passano attraverso il fumetto: tutto il loro peso risalta agli occhi del lettore nel momento in cui le strategie discorsive mettono in atto questo passaggio, che dal racconto di momenti dolorosi ci porta a tracce ironiche, fino al ritorno ai fatti, in un modo del tutto imprevisto ma naturale. Ricostruire i fatti – continua Cristina Greco – è importante e il modo in cui Maus lo ha fatto non è soltanto il segno di correttezza storica ma anche di una diversa modalità di narrazione che prende le distanze da ricostruzioni stereotipate alla ricerca di una nuova pietà, intesa come partecipazione e solidarietà, per i sopravvissuti.
Concludiamo con uno spunto di riflessione, una citazione tratta da Se questo è un uomo di Primo Levi, scelta dalla stessa Cristina Greco come collante tra la metafora di Spiegelman e la testimonianza degli orrori che sono stati:

In questo modo, premuti sul fondo, hanno vissuto i molti uomini dei nostri giorni, ma ciascuno per un tempo relativamente breve; per cui ci si potrà forse domandare se proprio metta conto, e se sia bene, che di questa eccezionale condizione umana rimanga una qualche memoria. A questa domanda ci sentiamo di rispondere affermativamente. Noi siamo infatti persuasi che nessuna umana esperienza sia vuota di senso e indegna di analisi, e che anzi valori fondamentali, anche se non sempre positivi, si possano trarre da questo particolare mondo di cui narriamo.

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