sabato 24 agosto 2019

Torna l’estremo Philip Roth…

1 Febbraio 2011 by · Commenta 

Il primo caso di polio quell’estate si verificò agli inizi di giugno, subito dopo il Memorial Day, in un quartiere italiano povero dall’altro capo della città rispetto al nostro. Dall’angolo sudoccidentale di Newark, nella zona ebraica di Weequahic, noi non ne venimmo a conoscenza, e non venimmo a conoscenza nemmeno dei casi successivi, una decina, sparpagliati in quasi tutti i quartieri tranne il nostro. Solo il 4 luglio, quando in città si registravano già quaranta casi, sulla prima pagina del quotidiano della sera comparve un articolo dal titolo Autorità sanitaria allerta i genitori contro la polio…

Inizia così l’ultimo “estremo” romanzo di Philip Roth, l’autore americano di origine ebraica che vanta, tra i numerosissimi riconoscimenti, il Premio Pulitzer nel 1997 per Pastorale americana e i recenti, e prestigiosi, premi PEN: il PEN/Nabokov Award del 2006 e il PEN/Saul Bellow Award for Achievement in American Fiction. Un curriculum il suo che di certo non passa inosservato, se si considera anche che Roth è l’unico scrittore americano vivente la cui opera viene pubblicata in forma completa e definitiva dalla Library of America.
Nemesi è la storia di un fallimento. Fallimento inteso in senso passivo, traguardo inevitabile di un processo che condanna gli individui e l’umanità intera, che tenta disperatamente di resistere alla forza degli eventi. Il fallimento è quello di Bucky Cantor, giovane e vigoroso atleta che vive con frustrazione l’esclusione dal teatro bellico a fianco dei suoi contemporanei a causa di un difetto della vista. È la Newark del 1944, quando in Europa e nel Pacifico infuria la guerra e nella città esplode un’epidemia di poliomielite… A Weequahic, il quartiere ebraico, il ventitreenne Cantor si ritrova a fare l’animatore di un campo giochi: subito, mosso dalla delusione e dall’avvilimento per non poter partecipare alla guerra, quasi come per espiare una colpa della quale si sente macchiato, si dedica anima e corpo ai ragazzi, combattendo così la sua guerra privata contro la malattia, nel tentativo di opporsi alla catastrofe. Il giovane vive il suo ruolo di insegnante di ginnastica come se badare ai ragazzi – i “suoi” ragazzi – fosse il suo modo di prestare servizio per la patria: ai primi casi di polio si rifiuta di chiudere il campo, anzi fa di tutto per evitare il diffondersi del panico che modificherebbe paurosamente lo stile di vita degli abitanti di Newark. Ma questo non basta a fermare il contagio. In breve tempo, anche due bambini che erano soliti frequentare il campo sportivo vengono presi da febbre e dolori. Quando un altro ragazzo si ammala e muore, Cantor ne è devastato, sente su di sé l’ingiustizia e arriva ad arrabbiarsi contro Dio che chiama “assassino a sangue freddo di bambini”. Nemesi mette in scena un uomo di polso e sani principi che, pur armato di una forza instancabile e delle migliori intenzioni per far fronte alla terribile sventura che si è – quasi fatalmente – abbattuta su di loro, è trascinato lentamente verso il fondo… Roth dà magistralmente forma a tutte le più piccole sfaccettature di ogni emozione che una simile sciagura può causare: paura, panico, angoscia, rabbia, confusione, sofferenza e dolore. Fra le pagine di questo dramma si agitano le cupe domande che, martellanti e ossessive, ricorrono nei precedenti romanzi: Everyman, Indignazione, L’umiliazione. Quali sono le scelte che imprimono una svolta fatale alla nostra esistenza? In che modo un individuo può contrastare la forza inesorabile degli eventi? Come difendersi da una catastrofe se ci spinge giù fino a schiacciarci?

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