martedì 19 febbraio 2019

L’esordio di Pennacchi… riscoperto

15 Febbraio 2011 by · Commenta 

Ri-esce oggi Mammut, il primo libro di Antonio Pennacchi, vincitore del Premio Strega 2010 con Canale Mussolini e autore anche, tra gli altri, de Il fasciocomunista, da cui il regista Daniele Luchetti ha tratto il film Mio fratello è figlio unico.
Un’uscita insolita, si potrebbe pensare. In realtà, attuale più che mai, il romanzo di Pennacchi torna a raccontarci gioie e dolori, fatiche e speranze di quella classe operaia che “doveva fare la rivoluzione” e invece si è avviata inesorabilmente all’estinzione, proprio come i mammut nella preistoria. Una grande epopea operaia scritta nel 1987, quando lo stesso Pennacchi, come Benassa, il suo protagonista, era operaio in Fulgorcavi. Storia di fabbrica e di conflitti sindacali, di un tempo in cui gli operai erano davvero “uno per tutti e tutti per uno”, un tempo in cui si alternavano la rivolta radicale e la solidarietà più sentita, l’odio e l’insofferenza per il lavoro organizzato e, insieme, l’orgoglio per la potenza delle macchine e la forza del progresso… Mammut è un romanzo di formazione che conserva intatta la sua forza e la sua illuminante sagacia, in più quella capacità, tipica solo dei classici, di essere esemplare.

Nell’Introduzione a questa ultimissima edizione, l’autore ci racconta la storia del suo romanzo, tra sconfitte ma anche soddisfazioni, un insegnamento a non far cadere la propria passione, a crederci fino in fondo, anche se sembra di avere tutti contro:

Ho cominciato a scrivere Mammut la sera del 3 novembre 1986 all’età di trentasei anni compiuti e cinque mesi dopo che era morto mio padre. L’ho scritto a penna – con una penna stilografica a cartucce blu comprata alla Standa – su tre quadernoni rossi. Man mano che andavo avanti, ogni tanto lo battevo a macchina. Ho finito il 26 giugno del 1987.
L’ho riguardato, ricorretto, fatte le fotocopie, rilegato da solo ogni volume con il vinavil, riempito il bagagliaio della macchina, caricati moglie e figli – Marta e Gianni erano ancora piccoli: Gianni tre anni, Marta nove – e partiti tutti per Milano ai primi di luglio con la Fiat 127 gialla a fare il giro degli editori. Mi pensavo – che ne so – che se ci andavo di persona era meglio. Comunque è stata la prima e unica nostra vacanza e ci siamo divertiti. “Mo’ vedrai quando papà diventa ricco” dicevo ogni tanto ai miei figli di dietro […].
Invece no. Ai primi di ottobre sono cominciate ad arrivare le lettere: “Non rientra nella nostra linea editoriale”. Ed è andata avanti così per otto anni. Non naturalmente che io per otto anni – vuoi da solo o vuoi con tutta la famiglia – abbia continuato a presentarmi di persona a suonare ai campanelli delle case editrici. “Ma chi è, ancora quello?”, pare facessero tutti quanti. No, oramai m’ero fatto furbo e glielo spedivo per posta. E ogni volta che tornava indietro glielo rimandavo. Certo gli cambiavo il titolo, mica ero stupido. Ma tu immagina quelli, quando rileggevano le prime pagine: “Ancora questo?”. Per otto anni. Loro a spedirmelo e io a rimandarglielo. 55 rifiuti alla fine, da 33 editori diversi. Tutti gli editori italiani dai più grossi ai più piccoli. Nessuno escluso […].
Poi finalmente è capitato tra le mani di Ornella Mastrobuono, che era all’epoca editor di Donzelli, e – chissà com’è – all’improvviso è piaciuto a tutti. Un successo di critica unanime all’uscita […].
È l’unico dei miei libri – mi verrebbe da dire “figli” – che non voglio più toccare. Non bastano gli otto anni che ci ho già speso? Io è lì che ho imparato il mestiere…

Acquista online Mammut.

Share

Commenti