giovedì 25 aprile 2019

Vieni via con me

2 Marzo 2011 by · Commenta 

Esce oggi l’ultimo libro di Roberto Saviano, Vieni via con me. Il volume, edito da Feltrinelli, raccoglie le otto storie raccontate dall’autore di Gomorra nel corso dell’omonima trasmissione di Rai Tre, evento televisivo del 2010. Un programma unico, speciale, forse irripetibile, che, in una cornice da teatro greco, fra musica intrattenimento e racconto, ha visto succedersi sul palcoscenico persone e personaggi, società civile, artisti e politici, testimoni dell’Italia di oggi, delle sue grazie e delle sue storture, delle sue derive ma anche delle sue speranze. Milioni i telespettatori sintonizzati sulla terza rete, puntata dopo puntata: altissimi gli entusiasmi, durissime le critiche. Un trionfo. I più maliziosi o malpensanti potrebbero domandarsi con sospetto: e se invece questo libro, nato dai fasti e dai clamori di un programma Tv, non fosse altro che una furbesca trovata di marketing, cullata da quell’enorme, memorabile, successo televisivo? Vieni via con me è ben altro. Saviano, stretto l’accordo con il nuovo editore, dichiarò: “Sono molto contento che le storie di Vieni via con me stiano diventando un libro, perché non è stato facile farle arrivare al grande pubblico. Hanno cercato prima di zittirle, minacciando di non mandarle in onda, poi di contrastarle e, infine, di farle dimenticare in fretta il più possibile. La volontà della Feltrinelli di raccoglierle in un libro significa volerle difendere e allo stesso tempo renderle accessibili a chiunque vorrà. Significa farle diventare, di nuovo, storie di tutti”. Sull’importanza, il valore, la forza della parola – dall’etere alla carta stampata, purchessia – l’autore si è sempre tenacemente battuto, mettendoci la faccia, mettendoci la vita. In Vieni via con me scrive: “Raccontare è già un passo avanti nel fare, perché le parole sono atti. Ed è per questo che fermare la parola significa fermare il fare. Raccontare come stanno le cose vuol dire non subirle”. Di più, significa capire, per iniziare o continuare ad esserci, presenti e protagonisti di una vita degna di essere vissuta. “Comprendere, capire ciò che non va e cercare di cambiarlo mi è sempre sembrato un gesto di grande speranza. L’idea che anche facendo cose semplici, o considerate semplici, si possa salvare il mondo mi ha sempre riempito di felicità. È un modo per dire a chiunque ascolta: se stamattina faccio bene il mio mestiere, salvo l’intero mondo. È come dire: questo è anche un problema mio, mi riguarda.
Sono problemi nostri, ci riguardano, le otto storie che l’autore qui ci racconta con l’inchiostro, carico di un amore coraggioso per il nostro Paese: l’unità/spaccatura dell’Italia; la macchina del fango; le mani della ’ndrangheta sul profondo Nord; la questione del fine vita; il business dei rifiuti; il terremoto in Abruzzo; la Costituzione.
Nel volume non ritroviamo, invece, una delle caratteristiche fondamentali del programma televisivo: gli elenchi, letti alternativamente dagli ospiti, dal conduttore e da Saviano stesso. Quelle liste erano un concentrato di realtà distillato in un inventario di parole o piccole frasi: l’elenco dei lavori che ho dovuto fare da precario, l’elenco dei rifiuti trovati sul mio marciapiede, l’elenco delle cose che mi ha lasciato mio padre, Nelle prime pagine lo scrittore propone invece un solo ed unico elenco, forse il primo e l’ultimo di una serie probabile, infinita e variabile, l’elenco che condensa tutti gli altri: le dieci cose per cui valga la pena di vivere (ricordate Woody Allen in Manhattan?). Perché mai fermarsi a pensare, appuntare e magari rievocare, spesso o talvolta, un indice simile? Perché, scrive Saviano, “l’elenco delle cose per cui vale la pena vivere è un esercizio fondamentale per ricordarsi ciò di cui siamo fatti. Una carta costituente di noi stessi” . Un modo per comprendere chi vogliamo essere, come e perché. Un modo per diventare chi siamo.

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