domenica 19 maggio 2013

Un futuro migliore

14 giugno 2011 by Vittoria · Commenta 

In queste 130 pagine di sottile ironia e amari ricordi, Mario Calabresi permette al lettore di farsi travolgere dal passato, di ricordare quanto tutto fosse diverso o, per i più giovani, di scoprire quali sono le cose per cui i gli adulti d’oggi provano nostalgia.
Ogni pagina di questo piccolo libro dà voce a molteplici eventi e situazioni passate, le quali sono talmente ben descritte che sembrano prendere vita dinnanzi ai nostri occhi.
L’autore traspone con schiettezza e semplicità i suoi pensieri e le parola dei suoi intervistati.
Si può notare che, pur trattando argomenti talmente ricchi e vasti da potersi dilungare per molte pagine, lo scritto di Calabresi non presenta nessun tratto superfluo.
Ogni argomento trattato è sorprendentemente genuino ed interessante.
Come anticipato, il tema principale di questo testo è il confronto tra il tempo passato e i mutamenti che caratterizzano i giorni d’oggi.
Nel primo capitolo di Cosa tiene accese le stelle,  l’autore da voce ad un’esperienza personale della quale conserva un vivido ricordo.
Sua nonna Maria, fino all’età di quarant’anni, andava a dormire solo dopo aver finito di lavare a mano montagne di biancheria. Quell’attività abituale, alla quale era da sempre addetta, la privava quotidianamente della sua libertà.
La società di compravendite di lana e sete che Maria aveva aperto insieme al marito cominciava, dopo alcuni anni, a fruttare consistenti guadagni. Il nonno di Calabresi, un giorno, arrivò dunque a casa con un importante regalo per la moglie: una fiat 600. Maria, molto stupita, chiese al marito se di quell’auto poteva davvero farne quello che voleva ed il marito, molto compiaciuto, le rispose che sarebbe stata solo sua e che grazie a quella macchina poteva finalmente essere libera di fare ciò che più le interessava. Maria però sapeva che non avrebbe potuto riappropriarsi della sua libertà utilizzando la fiat 600 e che era un’altra la “macchina” che l’avrebbe potuta rendere felice.
Il giorno successivo quindi, Maria si recò al concessionario per restituire l’autovettura che le era stata regalata. Con i soldi dell’acconto poté finalmente ottenere la sua libertà: acquistò una gigantesca lavatrice americana che era appena arrivata sul mercato italiano.
La lavatrice divenne subito oggetto di culto tra le amiche di Maria che la osservavano ora con indivia e stupore.
Quello che però contò veramente per Maria fu la possibilità, da quel momento in poi, di giungere alla sera e potersi coricare a letto avendo il tempo di leggere un libro.
Quando, cinquant’anni dopo, Mario Calabresi chiese alla nonna quale fosse secondo lei l’invenzione del secolo, ella rispose “la lavatrice”.

Nelle pagine successive invece, l’autore descrive l’incontro avuto con Franca Valeri, grande attrice e autrice teatrale.
Il testo alterna la narrazione di Calabresi alla voce dell’attrice novantenne che, con dedizione, racconta quelli che sono i suoi ricordi risalenti agli anni antecedenti al 1977.
Molti degli oggetti presenti nella sua abitazione sono associati a ricordi particolari legati al suo passato, ad un’epoca in cui il termine shopping non esisteva, in cui le stagioni non si limitavano all’inverno e all’estate e ad un periodo storico in cui non vi era la stessa arroganza diffusa ai giorni d’oggi.
All’epilogo di questa intervista, Franca Valeri esprime la sua ferma convinzione:
“Il passato è il libro più interessante che si possa leggere”.

Quello che l’autore vuole trasmetterci è che il passato non deve essere visto in modo nostalgico, ma deve invece essere preso come esempio per poter affrontare il futuro e per delineare una nuova strada che, attraverso la fiducia, la volontà e la libertà porti ad un progresso sempre migliore.


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