sabato 20 luglio 2019

Otel Bruni

28 Luglio 2011 by · Commenta 

Incipit:
La notte del 12 gennaio 1914 fu ricordata al nostro paese come una delle più rigide di tutto l’inverno e forse di tutti gli inverni a memoria d’uomo. La neve aveva cominciato a cadere verso sera e, cosa del tutto inusuale se non impossibile, il sole si era voltato indietro –come usava dire- prima di affondare dietro l’orizzonte, apparendo per pochissimi minuti nello stretto spazio che separava l’orlo occidentale della coltre nuvolosa dal profilo della terra. Il raggio vermiglio aveva attraversato la fitta cortina di fiocchi candidi creando un’immagine fantasmagorica, un’atmosfera così irreale che i contadini che stavano rientrando per la cena si erano fermati al centro dell’aia a contemplare la visione mirabile, quasi un segno divino, e a cercare di interpretarne il significato. Erano diventati parte di uno scenario stupefacente, di cui non s’era mai sentito a memoria d’uomo, e un giorno avrebbero cercato di narrare ai loro figli e nipoti di aver visto nevicare sul sole. In breve tempo le loro sagome si erano imbiancate e la luce d’oro si era spenta.

Iofà giunge alla stalla dove vive la famiglia Bruni nella fredda notte del 12 gennaio 1914.
La stalla è un edificio imponente dove tutti i familiari si ritrovano nelle sere d’inverno quando vogliono restare in compagnia di ospiti fino a tardi, senza dover bruciare della legna nel camino perché il calore degli animali è più che sufficiente per riscaldare l’ambiente.
Quella sera, l’ombrellaio Iofà giunge alla stalla stravolto e spaventato. Racconta di essere stato all’osteria del paese, dove un vagabondo gli ha raccontato di aver visto la capra d’oro, un idolo demoniaco.
Quando la capra appare improvvisamente durante la notte c’è una sola spiegazione:
qualcosa di tragico e terribile sta per accadere.
Tutte le volte che la capra d’oro era apparsa in passato aveva portato con sé orrende sciagure: prima la grande peste, poi l’invasione dei turchi nelle regioni orientali, infine la battaglia di Adua in Abissinia.
Quello che Iofà e la famiglia Bruni non sanno è che anche questa volta l’apparizione della capra d’oro sarà il presagio di un terribile evento: lo scoppio della Grande Guerra.
La famiglia Bruni, composta da Callisto, Clerice e i loro sette figli maschi e due femmine, vive nella pianura emiliana, dove lavora con fatica i campi della tenuta del notaio Barzini.
La loro vita, fatta di valori elementari , di leggende pagane, di fatica ma anche di certezze, viene stravolta dalla guerra. Come nei Malavoglia di Verga, i Bruni saranno succubi di un destino più forte di qualsiasi volontà, costretti ad affrontare i lutti, un regime violento, paure, distruzione e umiliazioni.
In questo romanzo, edito da MondadoriValerio Massimo Manfredi vuole rendere onore alle generazioni passate raccontandoci la storia di uomini e donne semplici destinati a restare impressi nelle nostre memorie e nella nostra storia per sempre.

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