La canottiera di Bossi
«Il gesto di portare la canotta vale in Bossi sempre come un chiaro messaggio: sono uno di voi».
Nel libro La canottiera di Bossi, Guanda editore, Marco Belpoliti si chiede perché il capo leghista esibisca comportamenti tanto provocatori, rompendo una tradizione di stile misurato dei politici italiani della Prima Repubblica.
Umberto Bossi è definito il politico dei gesti: il dito medio, la mossa dell’ombrello, la pernacchia e la canottiera, che vale come un gesto vero e proprio e compare in un momento preciso della vita politica di Bossi: la rottura con Berlusconi nel 1994.
Seguendo i gesti e i segni di Umberto Bossi, Marco Belpoliti mette in mostra come il politico lombardo costituisca un fenomeno nuovo nella storia italiana: l’uomo della porta accanto.
«Il senso di questi atti è perfetto: il politico è uno di noi, è proprio come noi. Non un intellettuale, un professionista della politica, un mandarino, uno che sembra, oppure lo è davvero, migliore di noi, e perciò persona da ammirare, bensì proprio uno-come-noi».
L’autore rilegge Bossi attraverso i suoi gesti, e ricostruisce la storia dell’uso della canottiera nel cinema e nella politica italiana, e non solo. Da Mussolini a Marlon Brando, da Andy Warhol a Fabrizio Corona, sono numerosi i personaggi e i gesti che entrano in questa storia che cerca di dare una risposta all’interrogativo: perché Bossi ha avuto così successo?
Dalle pagine del libro emerge un ragazzotto di paese che arriva in Parlamento e incarna quello che Sciascia chiamava «l’eterno fascismo italiano», acquattato nel grembo stesso della provincia, al Nord come al Sud, e di cui la nostra cultura è impregnata. Attraverso la «fenomenologia di un capo», Belpoliti ci fa ancora una volta il racconto dell’identità cruda del Bel Paese.
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