La vita buona
«Lei ha denunciato l’incomprensibilità linguistica prima che teorica di questa crisi, che ci riguarda tutti ma che nessuno riesce a capire. Come se mancassero le parole per indicarla e spiegarla.
Sì, ho formulato un richiamo al fatto che l’uomo della strada non riesce a comprendere ciò che succede. Questa distanza siderale del linguaggio economico-finanziario della gente comune, che pure ne è protagonista, è profondamente ingiusta. E’ fondamentale che l’economia e la finanza tornino a ridirci di cosa si stanno occupando; non lo si può cogliere solo dalle batoste che ci arrivano addosso. Occorre veramente una lettura culturale del fenomeno, entro cui situare gli interventi di carattere tecnico.»
Il cardinale e arcivescovo di Milano Angelo Scola con il giornalista Aldo Cazzullo nel La vita buona s’interrogano sulle cose che contano davvero: la fede, l’amore, la vita e il suo senso ed anche la Chiesa e, inevitabilmente, sulla pesante attualità: crisi economica, politica e immigrazione.
Dieci anni di discussioni alla vigilia del Redentore, la ricorrenza religiosa più importante di Venezia, che celebra la fine della peste del 1576, in cui il cardinale Scola anticipa al noto giornalista il tema del suo discorso, che affronta sempre aspetti cruciali per la società italiana.
Per quanto ogni dialogo faccia storia a sé, ricomposti ora, in un’unica sequenza, risulta evidente come ognuno sia il tassello di un sistema di pensiero autonomo che il cardinale Scola tratteggia, saldamente ancorato nel deposito della fede.
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