domenica 15 dicembre 2019

Il problema di Spinoza

30 Marzo 2012 by · Commenta 

1941. Le truppe dell’ERR, unità operativa del comandante del Reich Alfred Rosenberg, irrompono nel Museo Spinoza di Rijnsburg e portano via tutto: il busto, i libri, il ritratto del filosofo. A guerra finita i libri verranno ritrovati in una miniera di sale tedesca.
Irvin D. Yalom, professore emerito di psichiatria alla Standford University già conosciuto per Le lacrime di Nietzsche e La cura di Schopenhauer, in Il problema di Spinoza, edito da Neri Pozza, parte da questa vicenda realmente accaduta e immagina il motivo che può aver spinto Rosenberg, un efferato antisemita affetto da gravi crisi depressive, a svaligiare il Museo Spinoza.
Estonia 1910, il diciassettenne Rosenberg viene convocato nell’ufficio del preside perché ha espresso violenti commenti antisemiti in classe. La sua punizione è molto singolare: deve leggere alcuni passi del Faust in cui Goethe, per il giovane emblema del popolo tedesco, venera il grande filosofo ebreo Spinoza. La lettura di questi passaggi si insinua nella mente del futuro gerarca nazista che per tutta la vita «non fu mai in grado di liberare la sua mente dall’immagine del grande Goethe inginocchiato dinnanzi all’ebreo Spinoza» e continuerà a chiedersi: come è possibile che il sommo Goethe si sia ispirato a un ebreo? Attraverso Rosenberg veniamo catapultati nell’Amsterdam del 1656, città in cui vive il giovane Spinoza che di lì a poco verrà scomunicato a causa di pensieri eccentrici sulla fede e per la convinzione, più volte espressa, che sopra ogni cosa ci sia la libertà di pensiero.

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