La tigre
Un racconto di avventura e natura, un reportage da una terra selvaggia e meravigliosa, una storia durissima, primordiale e mortale, di animali e di uomini.
La tigre di John Vaillant, Einaudi editore, è un romanzo ambientato nella Siberia del 1997 e racconta di una terribile tigre che continua ad uccidere un numero sempre crescente di esseri umani.
Sul luogo dell’aggressione la neve si è sciolta completamente. Al centro del cerchio scuro sono posate una mano mozza e una testa senza volto. Più in là ricominciano le impronte. Il cane da caccia di Trush, una piccola femmina di razza laika, si è lanciata sulle tracce, uggiolando sempre più irrequieta per l’afrore della tigre.
Inizia così il racconto di un’incredibile e spaventosa caccia, nella foresta e nella tundra siberiane sotto la perenne minaccia della belva.
Mentre alcuni uomini, capitanati da Trush, un veterano dell’esercito sovietico, maestro di arti marziali ed esperto cacciatore, tenteranno di fermare gli omicidi, si scoprirà che l’animale sta attuando una vendetta contro soggetti mirati e non una carneficina improvvisata.
Anche se il progetto è ancora alle fasi iniziali, pare che i diritti cinematografici siano già stati opzionati dalla società di produzione di Brad Pitt, stabilendo alcuni accordi: Aronofsky si occuperà della regia e la sceneggiatura verrà scritta da Guillermo Arriaga, l’autore di 21 Grammi, Babel e The Burning Plan.
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La descrizione dell’animale e della caccia è molto coinvolgente; purtroppo Vaillant è dispersivo quando tratta dei temi sociali e politici della Russia, divagando e distogliendo (volutamente, suppongo, ma a me non piace) il lettore dal clima di avventura. Se mi fosse interessato un saggio sulla Russia e sulla Cina, non avrei acquistato “La tigre”.