Nove vite come i gatti
«Gran parte della nostra vita è fondata su un brutto vizio: la presunzione. Quella di essere la centro dell’universo, per esempio. La rivoluzione copernicana, mettendo il Sole al centro del nostro sistema di pianeti, avrà cambiato le carte in tavola per noi astronomi, ma nella testa della gente (inclusi non pochi scienziati) la Terra è ancora il perno attorno al quale tutto ruota. In base a questo principio completamente infondato, noi esseri umani abbiamo sviluppato anche un secondo grado di presunzione: quello di essere una specie superiore. I sassi, le piante e gli animali sono al mondo con il solo scopo di servirci.»
Nove vite come i gatti è il nuovo libro di Margherita Huck con Federico Taddia, Rizzoli editore, sottointitolato emblematicamente I miei primi novant’anni laici e ribelli.
Tra autobiografia e prontuario di sopravvivenza, la scienziata ricorda l’importanza dei principi che a lei sono stati utili tutta la vita: l’etica del lavoro, l’ostinazione, l’impegno civile e morale, la fiducia in se stessi e nelle proprie idee. Si chiede: se rinascessi adesso cosa mi aspetterebbe? Cosa riuscirei a realizzare? E aggiunge una riflessione provocatoria: il ruolo secondario dei giovani e delle donne è colpa di una società cieca e maschilista o anche di giovani troppo arrendevoli e donne incapaci di pretendere ciò che meritano?
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