Il senso di una fine
«Viviamo nel tempo; il tempo ci forgia e ci contiene , eppure non ho mai avuto la sensazione di capirlo fino in fondo. Non mi riferisco alle varie teorie su curvature e accelerazioni né all’eventuale esistenza di dimensioni parallele in un altrove qualsiasi. No, sto parlando del tempo comune, quotidiano, quello che orologi e cronometri ci assicurano scorra regolarmente: tic tac, tic toc. Esiste al mondo una cosa più ragionevole di una lancetta dei secondi?»
Finalmente esce anche in Italia, a cura di Einaudi, Il senso di una fine il nuovo romanzo dello scrittore inglese Julian Barnes premiato con il Man Book Prize 2011, il premio letterario inglese più importante. Il senso della fine è un romanzo che ci parla del fallimento, del dolore esistenziale provato da un uomo di mezza età che ha vissuto una vita tranquilla, moderata e priva di immaginazione ed emozione. Barnes cerca di aprirci le porte del senso vero e profondo dello scorrere del tempo, dell’esistenza e, soprattutto, della fine. Per aiutarci a compiere questo percorso Barnes ci racconta la storia di un uomo comune: Tony Webster, un uomo “senza qualità” che ha vissuto la sua vita nella rinuncia. Un giorno, però, un avvocato gli annuncia un’inattesa eredità di cinquecento sterline e di un diario che lo riporta alla sua gioventù e ai tempi della scuola superiore, quando pensava ancora di poter intraprendere una vita piena di amore, emozioni e speranza da condividere con l’amico Adrian e Veronica, l’amore della sua vita. Attraverso quel diario Webster ritorna tra i banchi di scuola e rivive quelle esperienze dolorose che hanno segnato la sua vita. Immagine dopo immagine impariamo a conoscere Tony e ci avviciniamo sempre di più al senso di quella fine che lo attende.
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