martedì 21 ottobre 2014

Ti ricordi la Casa Rossa?

31 gennaio 2014 by · Commenta 

9788804634089«Alle medicine non credo più, ai medici neppure. Più che altro perché una volta fatta la diagnosi nessuno di loro sa bene come comportarsi. Nessuno sa cosa provi, cosa vuoi, cosa funziona e cosa no. E io non ci capisco niente. Ho difficoltà anche a capire quello che sento. Dall’altra parte mi sforzo di essere onesto con me stesso e mi rimprovero di non aver voluto leggere un libro che sia uno al riguardo. Ho una specie di blocco. Non riesco a documentarmi come si deve e vado avanti per esperimenti, in modo empirico e istintivo. Mi accontento di un cenno. Sarò ridicolo, ma può essere che funzioni. Una casa percorribile è questa che porta a Licosa. Penso ti faccia piacere che io ti racconti del tuo luogo preferito, anche se lo dimentichi dopo quattro virgole.»

La casa rossa di cui l’attore Giulio Scarpati parla nel titolo del suo “primo e unico” libro (Ti ricordi la Casa Rossa?Mondadori) è un luogo fisico che è anche un luogo dell’anima: è la casa di Licosa, nel Cilento, in cui l’autore ha trascorso tutte le estati della sua infanzia, la casa della famiglia materna in cui è custodito un tesoro di memorie indimenticabili.
Scarpati ripensa a quel mondo, a quel passato lontano fatto di personaggi tanto pittoreschi e affascinanti da sembrare inventati, di canzoni da cantare e ballare per un’estate intera, di partite di calcio, nel tentativo di raccontare alla propria madre una storia che anche lei un tempo conosceva ma che non può più ricordare, dato che il morbo di Alzheimer ha reso la sua mente un territorio instabile, un regno di sabbie mobili in cui nessuno riesce ad orientarsi.
Così, ripercorrendo la storia di famiglia e la propria storia, Scarpati costruisce un racconto che è insieme un atto di amore e un gesto di tenace resistenza contro la malattia e il suo intervenire a disgregare tutto, spazzando via un intero mondo di memorie con la sua forza capace di rendere tutto ugualmente inafferrabile. Pagina dopo pagina, l’autore salva dall’oblio immagini e vicende semplici e belle come fotografie di un mondo perduto, raccontando la storia della propria vita con dolcezza, poesia e ironia insieme e costruendo, grazie a questo racconto divertito e appassionato, un deposito intoccabile di tesori destinati a resistere al tempo e al degradarsi di ogni cosa.

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