lunedì 17 dicembre 2018

Il serpente di Dio

21 maggio 2014 by · Commenta 

«Andrej stava pensando che i ribelli potevano essere lì per una sola ragione. Suo padre gli aveva detto che durante la guerra giravano per i villaggi minacciando gli uomini per costringerli a combattere al loro fianco. Quando le persone finivano per unirsi a loro, quindi, non sempre si trattava di decisioni volontarie. Molti lo facevano perché la famiglia non subisse ritorsioni, per salvare i figli dalle vendette dei gruppi radicali islamici.
– Vogliono arruolare gli uomini del nostro villaggio. Lo faranno a forza. Minacceranno di ammazzare il bestiame, poi le famiglie. Bloccheranno le vie che portano al villaggio così nessuno potrà più entrare né uscire. Metteranno le mine nel bosco, ci terrorizzeranno finché non otterranno quello che vogliono.
Ismail abbassò lo sguardo: – Siamo dei vigliacchi, Andrej, due vigliacchi. Tremiamo come delle ragazzine…
– Abbiamo quattordici anni, siamo finiti contro un ribelle armato di Kalasnikov e non siamo morti. Per ora abbiamo fatto del nostro meglio.»

È un grande romanzo di amicizia, guerra e avventura Il serpente di Dio, ultimo lavoro di Nicolai Lilin appena pubblicato da Einaudi.
In queste pagine, l’autore di Educazione siberiana racconta una storia che assomiglia a una leggenda antica, che esce da un passato remoto per precipitare di colpo, senza possibilità di salvezza, in un presente che non perdona.
La vicenda è quella dell’amicizia che lega due ragazzi, Andrej e Ismail, nati e cresciuti insieme in un minuscolo villaggio sulle montagne del Caucaso. Nel loro paese la componente cristiana e quella musulmana della popolazione sono legate da un antico patto, un accordo di reciproca tolleranza che rende innocue le differenze di cultura e religione e garantisce a tutta la comunità una pace sconosciuta altrove. Andrej e Ismail, rispettivamente cristiano e musulmano, sono l’emblema di questa convivenza possibile tra fedi differenti, e conducono la loro vita di adolescenti senza conoscere davvero la violenza e il male del mondo.
Tutto il loro universo, però, rischia di andare in frantumi quando Konstantin, un narcotrafficante che lavora anche come agente dei servizi segreti federali, sceglie proprio il loro paese come nuovo centro per i suoi traffici. Konstantin non sa che farsene della secolare fedeltà che lega le due comunità che coabitano nel villaggio, e non esita a creare un’organizzazione terroristica, le “bestie di Shaitan”, che ha il preciso scopo di costringere la popolazione locale a collaborare con il nuovo regime. Questo evento, imprevisto e terribile, costringe i due ragazzi a cambiare drasticamente le loro vite: sono proprio loro, infatti, ad essere i depositari dell’antico accordo che legava le loro comunità, e sono loro a dover difendere a ogni costo gli oggetti sacri che, in tempi remoti, erano stati posti a sigillo di quella che doveva essere una promessa di pace perenne. Combattendo il loro nuovo, sconosciuto nemico, i due ragazzi diventeranno adulti e scopriranno la violenza e la crudeltà dell’uomo, consapevoli che solo nei loro giovani corpi, nelle loro menti ancora libere dalla violenza e dal pregiudizio, c’è la speranza di una redenzione possibile, che possa salvare non solo la loro comunità ma l’idea stessa di convivenza pacifica di popoli e culture differenti.
Nicolai Lilin costruisce, in queste pagine, un romanzo corale in cui ogni personaggio è in realtà un intero universo, capace di farsi portatore di una complessità rara, di una grandezza che ricorda da vicino quella dei protagonisti delle favole antiche, delle leggende millenarie che da sempre accompagnano l’umanità. In questo modo, raccontandoci ancora una volta la Russia di oggi, Lilin crea una storia senza tempo che riesce a raccontare la violenza e la crudeltà ma anche la grandezza dell’uomo, la sua capacità di lottare per difendere ciò che ha di più caro anche a costo della vita, la sua capacità di essere, nello stesso momento, quanto di più nobile e più corrotto possa esistere sulla terra.

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