lunedì 17 dicembre 2018

Albergo Italia

9 giugno 2014 by · Commenta 

«Pensava t’liàn fetiunnì ilkà aitiaguès, non sentirti felice se l’italiano ti ha detto che ti vuole bene, t’liàn tzelliunnì ilkà ait’guai, non sentirti triste se l’italiano ha detto che ti odia. Cioè: mai prenderli troppo sul serio, comunque.
Ogbà non lo sapeva, ma appoggiato alla balconata interna dell’albergo, il mento su una mano e lo sguardo annoiato, quasi seccato, sulla portafinestra che dava sul giardino, il capitano Colaprico pensava più o meno la stessa cosa, pensava facciamo sempre cose inutili, noi italiani

L’Albergo Italia che regala il suo titolo al nuovo romanzo di Carlo Lucarelli, in uscita domani per Einaudi Stile Libero, è l’hotel più elegante di Asmara, capitale dell’Eritrea che, all’epoca in cui è ambientata la vicenda, è da alcuni anni diventata colonia italiana. Tra le mura di questo hotel brulicante di un sottobosco di attività lecite e illecite, di giovani prostitute e di militari non sempre impeccabili, di uomini d’affari eleganti e di faccendieri abituati a chiudere uno e se serve anche due occhi, di lingue che si mescolano e di dialetti che si scontrano in un guazzabuglio affascinante e multicolore, un giorno viene trovato un cadavere. Il corpo nudo è impiccato a una ventola per l’aerazione delle stanze, ma al capitano Colaprico, da quattro anni al comando della Compagnia carabinieri reali di Massaua, basta solo uno sguardo per capire che quel cadavere racconta una storia diversa da quella che appare, e che sotto la patina maldestra del suicidio simulato si cela in realtà un omicidio, compiuto da qualcuno che aveva qualcosa di importante da nascondere.
Così assieme a Ogbà – un carabiniere indigeno che compone con lui una coppia di investigatori tanto incredibile e assurda quando brillante e affiatata – Colaprico comincia a indagare su quell’omicidio misterioso, scoprendo un universo brulicante di intrighi e di relazioni pericolose che si snoda al di sotto degli affari apparentemente rispettabili degli italiani d’Africa.
Alla fine la verità verrà a galla, e sarà una verità bruciata dal sole e dal vento, segnata da una certezza impossibile da trascurare: quella che insegna che l’avventura coloniale italiana è stata una storia di compromessi e di affari segreti, in cui la “parte buona” e la “parte marcia” della nazione sono state inesorabilmente mescolate, tanto che separare i buoni dai cattivi diventa, oggi, di fatto impossibile. E così, seguendo il filo di quest’indagine affascinante, districato da due investigatori che sembrano dei moderni e stralunati don Chisciotte e Sancho Panza, Lucarelli getta uno sguardo su un mondo solo apparentemente lontano nel tempo e nello spazio, ma che risulta incredibilmente efficace nel raccontare ciò che gli italiani sono stati e, forse, continuano tenacemente ad essere ancora oggi.

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