martedì 25 luglio 2017

Perché tu non ti perda nel quartiere

Perché tu non ti perda nel quartiere

29 maggio 2015 by · Commenta 

– C’è qualcuno di cui ho trovato il nome nel taccuino. Le sarei grato se volesse darmi qualche informazione su di lui… – Il tono era diventato più umile. – Scusi se sono stato indiscreto…
– Di chi si tratta? – chiese Daragane controvoglia.
Provava il bisogno urgente di alzarsi e dirigersi a grandi passi verso la porta aperta su boulevard Haussmann. E respirare all’aria aperta.
– Di un certo Guy Torstel.
Aveva pronunciato nome e cognome scandendo bene le sillabe, come per risvegliare la memoria assopita dell’interlocutore.ù
– Chi?
– Guy Torstel.
Daragane tirò fuori di tasca il taccuino e l’aprì alla lettera T. Lesse il nome, in cima alla pagina, ma quel Guy Torstel non gli diceva niente.
– Non so chi possa essere.
– Davvero?
L’altro pareva deluso.

Il premio Nobel per la letteratura Patrick Modiano torna in libreria con un nuovo romanzo, Perché tu non ti perda nel quartiere (Einaudi), ambientato in una Parigi enigmatica e piena di segreti, ricordi e suggestioni.
Il protagonista di questa storia è uno scrittore ormai anziano, Jean Daragane, che conduce vita ritirata e che ha un rapporto strano, ambiguo e controverso con le altre persone, e con i suoi stessi ricordi del passato. Daragane vorrebbe solo chiamarsi fuori dal mondo, chiudersi nel suo studio e non dover più fare i conti con niente e con nessuno, ma un giorno una telefonata rompe la sua corazza di altero isolamento: un uomo, dall’altra parte della cornetta, gli dice di aver ritrovato un taccuino pieno di indirizzi, che lo scrittore aveva perso alcune settimane prima nella caffetteria della Gare de Lyon… Continua a leggere

Libri da leggere: Valeria Parrella – Troppa importanza all’amore

Libri da leggere: Valeria Parrella – Troppa importanza all’amore

27 maggio 2015 by · Commenta 

Nel risvolto di copertina della sua ultima raccolta di racconti Troppa importanza all’amore, appena pubblicata da Einaudi, Valeria Parrella dichiara di essere sempre felice, quando scrive racconti, perché in questa forma letteraria si sente a casa: padrona del territorio, consapevole delle forze che scendono in campo, sicura di quel che fa. E non si può non sentire, scorrendo le pagine di questo libro raro, diretto e prezioso, che le cose sono proprio così: nelle storie che Valeria Parrella racconta in questa raccolta felicità e facilità, leggerezza e gravità, chiarezza e spavento camminano di pari passo, e conquistano il lettore con la loro universalità e la loro capacità di raccontare il nostro mondo con una forza gentile che arriva dritta al punto e spazza via ogni tentativo di aggirare le questioni scottanti, di edulcorarle, di nasconderle dietro schermi fatti di sentimentalismo, di pudore, di ipotetiche evasioni dalla realtà… Continua a leggere

Santa degli impossibili

Santa degli impossibili

13 maggio 2015 by · Commenta 

La prima volta che ho visto Annamaria non mi è stata simpatica. Sembrava impermeabile a tutto, distaccata, impegnata in pensieri suoi.
Poi una notte ci siamo incontrate in bagno. In ospedale di notte le luci restano accese ma c’è silenzio, e con la scusa di andare in bagno facevo spesso un giro per i corridoi deserti e illuminati di luce fredda e bianca.
Lei fumava davanti alla finestra aperta, con un’espressione triste che non le avevo notato prima. Mi era venuto spontaneo chiederle se aveva bisogno di qualcosa e lei mi aveva risposto: «Mi sembra sia tu quella che ha bisogno di qualcosa» guardandomi fissa negli occhi.

L’ultimo romanzo di Daria Bignardi, Santa degli impossibili (Mondadori), è il racconto a tre voci di una strana, asimmetrica, ipotetica rinascita. La protagonista della vicenda è Mila, una donna di quasi quarant’anni con dentro un’inquietudine apparentemente priva di ragioni, ma che pure c’è e le consuma la vita, gettando ombre su ogni aspetto della sua esistenza, giorno dopo giorno.
Mila ha un marito, un uomo che ha amato e di cui conosce a menadito i difetti, che le sembrano ogni giorno più insopportabili; ha tre figli che ama profondamente e a cui ha scelto di dedicare la vita, sacrificando il suo lavoro di giornalista, che però le succhiano ogni energia; ha un meraviglioso bagaglio di ricordi risalenti all’epoca d’oro della sua infanzia, quando viveva con i suoi genitori, un uomo e una donna capaci di dedicarsi con tutto il cuore agli altri, senza dare mai l’idea di stare compiendo un sacrificio, ma non riesce a trasformare la sua memoria di quel passato in qualcosa capace di rendere migliore il presente… Continua a leggere

Libri da leggere: Carson McCullers – La ballata del caffè triste

Libri da leggere: Carson McCullers – La ballata del caffè triste

13 maggio 2015 by · Commenta 

La storia raccontata in La ballata del caffè triste (Einaudi) dalla grande narratrice statunitense Carson McCullers è una vicenda polverosa e febbricitante, magicamente sospesa in un tempo fuori dal tempo.
Tutto comincia con la descrizione di un paese solitario e triste, sperduto da qualche parte nel Sud degli Stati Uniti. Il posto non è particolarmente brutto o squallido, non ci sono ragioni evidenti e concrete per detestarlo, ma coloro che sono costretti ad abitarci avvertono il peso del suo essere un luogo anonimo, insignificante, totalmente privo di cose che rendano la vita degna di essere vissuta: un paese che sembra vittima di un oscuro maleficio che gli impedisce di animarsi e scuotersi di dosso il ronzante torpore che riempie le sue strade.
Sulla via principale del paese è visibile uno strano edificio, con le porte e le finestre sbarrate da travi di legno e, sul davanti, un porticato sudicio e bizzarramente dipinto solo a metà, come se molti anni prima qualcuno avesse iniziato a ridipingerlo ma poi fosse stato bruscamente interrotto. Dall’unica finestra non sigillata di quell’edificio cadente e silenzioso, immobile da decenni, ogni tanto si affaccia un volto lungo e ossuto, che osserva la strada… Continua a leggere

Il segreto degli angeli

Il segreto degli angeli

12 maggio 2015 by · Commenta 

«Il 13 aprile 1974, la vigilia di Pasqua, alla polizia di Tanum arrivò una chiamata con la richiesta di mandare qualcuno al collegio di Valö. La persona al telefono non disse cosa fosse successo e riattaccò subito. Aveva risposto il commissario dell’epoca, secondo il quale non si capiva se a parlare fosse stato un uomo o una donna.» Gösta tacque un istante e parve tornare indietro con la mente nel tempo. «A me e al collega Henry Ljung venne ordinato di andare lì e verificare di cosa si trattasse. Arrivammo nel giro di mezz’ora e trovammo qualcosa di molto strano: la tavola in sala da pranzo era apparecchiata e il pasto era stato lasciato a metà, ma non c’era traccia della famiglia che abitava nella casa a eccezione della piccola Ebba, di un anno, che girava per la stanza completamente sola. Era come se il resto della famiglia si fosse volatilizzato. Come se si fossero alzati nel bel mezzo del pranzo per sparire dalla faccia della terra.»

Erika Falck e Patrick Hedström tornano a indagare insieme nelle pagine del nuovo romanzo di Camilla Läckberg, Il segreto degli angeli, appena pubblicato in Italia da Marsilio.
Questa volta la vicenda con cui devono fare i conti è un caso drammatico e terribile, che affonda le sue radici in un passato lontano ma che è capace di allungarsi fino al presente, riuscendo a moltiplicare i suoi interrogativi e il suo potenziale distruttivo. Tutto inizia quando una giovane coppia, che si trova a dover elaborare il terribile lutto della perdita di un figlio, decide di trasferirsi per un periodo in un’isola sui fiordi svedesi, dove c’è una vecchia proprietà di famiglia da tempo abbandonata. Lì Ebba e Marten sperano di poter rimettere un po’ di ordine nella propria esistenza e di riuscire a trovare un modo per ricominciare finalmente a vivere, ma poco dopo il loro arrivo la casa in cui vivono viene data alle fiamme. L’incendio viene domato senza gravi conseguenze, ma la vicenda appare subito poco chiara: qualcuno ce l’ha con quella coppia? E perché? La polizia inizia a indagare… Continua a leggere

Raccontare l’amore

Raccontare l’amore

12 maggio 2015 by · Commenta 

Queste pagine nascono dalla mia ricerca, dalla mia meditazione, dal mio pensare davanti a Dio e dunque davanti al Vangelo. Ma soprattutto – lo confesso – nascono dal mio amore per Gesù Cristo, un uomo che ha amato gli uomini e le donne suoi fratelli e sorelle in umanità, ma ha anche amato la terra e la vita sulla terra, fino ad ascoltarla, leggerla, dirla ai suoi discepoli. Un uomo che nelle parabole ha saputo proferire parole divine. Sì, Gesù era umanissimo, e ciò che in lui era straordinario era la sua umanità vissuta quotidianamente, nella quale ha saputo raccontare l’amore, raccontandoci Dio suo Padre, narrandoci il vero volto di colui che, balbettando, chiamiamo Dio e Signore.

Nel suo ultimo libro Raccontare l’amore (Rizzoli) il priore della comunità di Bose Enzo Bianchi racconta quattro parabole, tratte dal Vangelo di Luca, rileggendole alla luce delle sue meditazioni e del suo decennale percorso di riflessione spirituale.
Le parabole raccontate da Gesù nei Vangeli, spiega Bianchi nell’introduzione al suo testo, hanno la straordinaria capacità di raccontare l’umanità, con i suoi dubbi e i suoi lati oscuri, i suoi momenti di problematicità e di dubbio, ed è per questa ragione che a distanza di due millenni il loro contenuto continua ad attrarci e a incuriosirci, a provocarci e ad aprire interrogativi a cui non è possibile dare una risposta semplice: per quanto queste storie possano essere conosciute, per quanto possano apparirci ormai scontate, le domande che portano con sé non possono essere esaurite, non possono essere condotte a una soluzione pacificante e definitiva… Continua a leggere

Le mani della madre

Le mani della madre

11 maggio 2015 by · Commenta 

Due pregiudizi speculari hanno condizionato la lettura psicoanalitica della funzione materna. Da un lato, ci sono coloro che hanno identificato la madre come la prigione nella quale il bambino è detenuto e il padre come il suo liberatore necessario. In questa identificazione la generatività materna viene sopraffatta da una cultura che assimila la madre al caos originario, a luogo informe, prelinguistico, indifferenziato, che solo l’intervento del padre ha il potere di ordinare e regolamentare. Dall’altro lato, ci sono coloro che hanno attribuito alla madre una funzione così esclusiva nella cura dei figli che rischiano di scivolare in un processo retorico di idealizzazione che non assegna il giusto peso alla necessità che il figlio sia sempre il frutto di Due e mai di Uno solo.
Contro il primo pregiudizio questo libro vuole mostrare la centralità attiva della funzione materna nel processo di filiazione e umanizzazione della vita. Contro il secondo vuole mostrare che la madre non esclude mai l’ambivalenza e la sua divisione interna, che l’idealizzazione della madre “tutta amore” finisce per alimentare solo sterili fantasmi di onnipotenza.

Dopo aver affrontato con coraggio e profondità lo sfaccettato tema del rapporto padri-figli nei suoi fortunatissimi saggi Cosa resta del padre? e Il complesso di Telemaco, Massimo Recalcati torna in libreria con Le mani della madre (Feltrinelli), testo che si propone – come recita programmaticamente il sottotitolo – di indagare “desiderio, fantasmi ed eredità del materno”.
In queste pagine Recalcati si interroga sui punti cardine su cui si fondano alcuni dei più diffusi preconcetti sulla maternità, chiedendosi quanto ci sia di vero e quanto invece l’immagine stereotipata della madre – così come è stata veicolata per decenni anche dalla stessa psicoanalisi – sia in realtà una costruzione artificiale, che falsifica la realtà e che spesso si rivela “ingiusta” nei confronti del ruolo e della figura della donna nel momento in cui dà la vita a un figlio.
Raccontando le storie di madri che ha conosciuto nel corso del corso della sua attività clinica e quelle di altre figure di madri – della letteratura, del cinema, dell’arte, della Storia – Recalcati sottolinea come spesso si leghi la maternità all’immagine delle sue ombre… Continua a leggere

Sei la mia vita

Sei la mia vita

11 maggio 2015 by · Commenta 

Penso all’emozione di quelle prime mattine ancora sprofondate nella notte e, automaticamente, la mia mente corre ad altre mattine. A un ragazzi, che sale di corsa le scale del palazzo con una borsa sulle spalle. Dentro ha tutto ciò che possiede. Quel ragazzo sono io. Quarant’anni fa.
Via Ostiense, un vecchio edificio in un vecchio quartiere popolare. Cinque piani senza ascensore e una terrazza condominiale con vista sul viavai di camion ai mercati generali. Poco più in là, un gasometro si staglia in un angolo dimenticato di città, tra le sterpaglie e i binari morti della ferrovia. Tutt’intorno, Roma sparge il suo fascino polveroso. La mia storia non può che iniziare da qui.
Mi basta chiudere gli occhi per vedere lo stesso orizzonte carico di promesse che osservavo con lo sguardo incantato della mia giovinezza. Oltre ai tetti accarezzati dal sole, alle cupole e ai campanili, oltre l’azzurro, l’ocra e l’oro che la fanno risplendere da secoli la città si estendeva, ora come oggi, in un meraviglioso caleidoscopio di differenti civiltà, consistenze, luci, ombre, suoni e silenzi. Amo Roma: ha lo stesso respiro di Istanbul, dove batte l’altra metà del mio cuore.

Ferzan Ozpetek torna a parlare di sé attraverso la letteratura: dopo l’esordio letterario con Rosso Istanbul, in cui raccontava la storia della sua infanzia e della sua famiglia, nelle pagine di Sei la mia vita (Mondadori) il regista turco si immerge nel racconto della sua città di adozione, Roma, così come l’ha conosciuta negli anni Settanta e Ottanta, agli albori della sua carriera cinematografica, quando era solo un ragazzo straniero che voleva disperatamente diventare regista e che cercava una propria dimensione in un paese diverso dal suo.
Questo racconto autobiografico è costruito come un lungo, appassionato monologo in cui la voce narrante ripercorre il proprio passato… Continua a leggere

La memoria di Elvira

La memoria di Elvira

11 maggio 2015 by · Commenta 

Dopo ogni visita, quando stavo per andarmene, mi regalava dei libri; scrittori e scritture totalmente difformi – da Héctor Bianciotti a Irene Brin, da Max Beerbohn a Lidia Storoni Mazzolani – ma accompagnando ogni dono con lo stesso, intenso «È bellissimo, vedrai, ti piacerà».
Una polimorfica passione di lettrice, che letterariamente mi spiazzava.
Quando le chiesi che cosa, al di là del suo lavoro di editrice, veramente le piacesse, mi rispose che la letteratura era per lei inscindibilmente connessa al divenire delle infinite trame della vita. E lo scrittore un couturier, che – allungando o accorciando, velando o mostrando –  liberamente ricuce vita e parola: l’abito, plurale e necessario, delle forme che l’immaginario deve cucirle addosso, per rappresentarla – la vita – aggiungendo uno sguardo inedito sul mondo. Abiti e sguardi di scrittura che l’affascinavano tutti, senza pregiudizi espressivi o limitazioni tematiche.
Ritornando da lei, dopo averli letti, mi chiedeva il parere su quei libri. Più che pareri, conferme: e tali quasi sempre erano.

Elvira Sellerio è stata una figura unica e indimenticabile nel panorama editoriale italiano della seconda metà del Novecento: donna coraggiosa, concreta e visionaria insieme, ha saputo creare e far crescere una delle case editrici più importanti del nostro paese, dando forma e corpo a quello che all’inizio sembrava un sogno impossibile, e che si è trasformato invece in una realtà con solide radici e grandi ambizioni e prospettive.
Nell’agosto del 2010, dopo una lunga malattia, Elvira Sellerio è morta lasciando in eredità ai suoi figli la sua casa editrice, con un nutritissimo catalogo in cui fiore all’occhiello è la collana “La memoria”, dall’inconfondibile copertina blu scuro. Il millesimo volume di questa collana, che esce oggi con il titolo La memoria di Elvira, non poteva che essere dedicato a lei, fondatrice e animatrice della casa editrice. In queste pagine sono raccolte le voci e le testimonianze… Continua a leggere

La giostra degli scambi

La giostra degli scambi

8 maggio 2015 by · Commenta 

«Lei è stata vittima di un inconsueto sequestro lampo. E naturalmente si sarà fatta molte domande. È arrivata a una sua idea su chi possa essere stato e perché?»
«Cosa crede? Certo che mi sono fatta delle domande! Ma non sono riuscita a farmi venire nessuna spiegazione.»
«La vendetta di qualche ex fidanzato?»
«E che vendetta è? Non mi ha fatto nulla. Per vendicarsi, avrebbe dovuto violentarmi o malmenarmi.»
Non faciva ‘na piega […] Si dettiro la mano. La picciotta niscì  e subito trasì Enzo.
«Chi nni dici, dottore?»
«Non crio che si tratta di qualichi cosa di pirsonali contro a tò nipoti o a so patre. C’è ‘no squilibrato che sinni va ‘n giro a siquistrari picciotte fortunatamenti senza farici nenti. Lo piglieremo.»
Ma non nni era tanto sicuro.

Andrea Camilleri torna in libreria con La giostra degli scambi (Sellerio), l’ultima avventura del commissario Montalbano. Questa volta sembra che a Vigàta si aggiri uno strano maniaco, che aggredisce giovani impiegate di banca e, dopo averle anestetizzate, le abbandona a bordo strada, senza aver fatto loro del male e senza rubare nulla. Montalbano finge sicurezza, ma è preoccupato: chi c’è dietro questi sequestri-lampo? Qualcuno sta cercando di mandare un avvertimento alle banche per cui le ragazze lavorano? E come si può fermare qualcuno che, di fatto, non ha commesso alcun reato, e che agisce in modo così incomprensibile e apparentemente insensato?
Nelle stesse ore, poi, una casa di Vigàta viene data alle fiamme, e si scopre che il suo inquilino da settimane non dà segni di vita e pare scomparso nel nulla… Continua a leggere

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