martedì 22 gennaio 2019

Morire in primavera

25 gennaio 2016 by · Commenta 

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Ortrud si fece largo fra gli avventori con un vassoio pieno di cocci di vetro. Aveva i capelli color fibra di lino scarmigliati, sulle guance le scendevano le lacrime, e quando si sciolse il grembiule le tremavano le mani. Si sforzò ugualmente di sorridere, baciò e abbracciò il fidanzato, gli sussurrò qualcosa all’orecchio, poi vide Walter e disse: «Me lo terrai d’occhio, vero? Questo ragazzo è un tale stupido».
«Ci provo» le rispose lui. «Non ti preoccupare. Probabilmente sarà tutto finito prima ancora che usciamo dall’addestramento».

Un piccolo capolavoro, una prosa lineare e limpida, e un’inimitabile delicatezza nell’affrontare una tematica dolorosa. Ralf Rothmann, poeta e drammaturgo tedesco, dà prova di profonda conoscenza dell’animo umano nel suo romanzo Morire in primavera, edito Neri Pozza.
Walter è rispettato e conosciuto da tutti come un gran lavoratore, un uomo serio e di animo buono. È sempre stato di poche parole, ma da quando ha perso l’udito l’unica persona con cui riesce ad avere una conversazione è la moglie, come se fosse capace di sentire solamente la frequenza del tono di voce della donna a cui è legato fin da giovane. Il suo sguardo è velato da una inconsolabile tristezza, tipica di chi ha conosciuto la guerra.
Lui e l’amico Fiete avevano appena diciassette anni quando vennero costretti ad arruolarsi nell’esercito giurando fedeltà al Führer. Lavoravano come mungitori in un podere nella Germania del nord, Walter aveva passato da poco l’esame di specializzazione, per cui Fiete stava ancora studiando. Nessuno dei due si aspettava di poter essere chiamato al fronte, Walter non era mai stato bravo con le armi, e Fiete, scarno in volto e imberbe, quando chiudeva gli occhi sembrava una ragazza. La guerra sembrava una realtà distante.
Salutate le famiglie e le giovani fidanzate, vennero spediti in Ungheria, l’uno a trasportare i rifornimenti per le truppe, l’altro a combattere in prima linea, dove gli ufficiali buttavano le bombe a mano alle spalle dei loro stessi uomini per costringerli a gettarsi all’attacco. Con l’orrore della morte negli occhi, ricoverato in ospedale dopo essere stato colpito e ferito da una scheggia alla clavicola, Fiete decise di disertare e di scappare da tutto questo. Purtroppo venne subito ritrovato e rinchiuso in attesa della sua esecuzione. Il compito di fucilare il disertore spettava proprio alla camerata di Walter.
Con semplicità e grande maestria, il poeta tedesco racconta la storia di un’amicizia profonda che vive gli orrori della guerra, che conosce la follia della violenza e il dolore della perdita, e che lotta per sopravvivere.

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