martedì 22 agosto 2017

Si fa presto a dire famiglia

26 gennaio 2016 by · Commenta 

famiglia

Di bambini contesi tra padre e madre il giudice minorile ne incontra e ascolta moltissimi. Mi si affollano alla mente tanti ricordi di ragazzi esposti per anni al conflitto tra i genitori, costretti ad assistere alla violenza che entrambi esprimono l’uno contro l’altro, incuranti degli occhi che li guardano e li giudicano. Bambini costretti a schierarsi, a barcamenarsi, sballottolati e trascinati di qua e di là tra la casa paterna e quella materna. Questi bambini impotenti e soccombenti, costretti ad assorbire violenza, utilizzati dall’uno e dall’altro genitore per scambiarsi informazioni e messaggi criptati, maldicenze e menzogne, inconsapevoli o incuranti di esporre i loro figli a un rischio psico-patologico altissimo, sono tutti bambini sofferenti che, divenuti preadolescenti, rischiano di diventare aggressivi e violenti verso quei genitori, interessati a riportare  la vittoria nel conflitto piuttosto che la vittoria nel percorso di crescita dei figli.

In questi giorni in cui il dibattito sulle unioni civili infiamma in tutta Italia,  esce l’ultimo libro di Melita Cavallo(Laterza editori), Presidente del tribunale per i minori di Roma nonché uno dei più importanti e noti giudici minorili italiani, che indaga e si interroga proprio sulla famiglia. Il lavoro si intitola Si fa presto a dire famiglia, edizioni Laterza, ed è una raccolta di storie e testimonianze di bambini incontrati nelle aule di tribunale per minorenni durante i suoi quarant’anni di esperienza e delle loro situazioni familiari particolari. L’obiettivo con cui è nato questo volume è di mettere in luce, attraverso la narrazione delle situazioni caso per caso, i cambiamenti profondi che sta vivendo l’istituzione della famiglia. I legami affettivi e familiari sono indubbiamente cambiati nel corso del tempo: il concetto di “famiglia tradizionale” diviene sempre più anacronistico e irreale se ci confrontiamo con tutti i tipi di famiglia che esistono nella realtà dei fatti, percorrendo queste aule di tribunale oppure nelle classi delle scuole. Esistono una moltitudine di legami affettivi e relazionali che, declinati in diverse possibilità, assumono, di fatto, il ruolo di famiglia per l’individuo. Le situazioni raccontate spaziano per diversità di temi chiamati in causa e per livello di problematicità, e si distinguono tra casi di vera incuria genitoriale e situazioni in cui l’amore, invece, non manca affatto, ma è messo in discussione dall’esterno. Le storie spaziano dalla figura della madre anafettiva incapace di considerare i figli se non come fine per raggiungere i propri scopi, figura molto più diffusa di quel che verrebbe naturalmente da pensare, passando per quella della moglie che scoprendo le velleità di travestitismo del marito ne proibisce ogni contatto con la figlia causandone sofferenza, o quella del piccolo Luca, figlio felice e sereno di coppia omosessuale, passando per altre storie di abusi psicologici, violenze e disagi.
C’è una famiglia che è più famiglia delle altre? O ciascuna è famiglia a modo suo?
Il più delle volte nelle situazioni irrisolte o problematiche i bambini diventano portatori del disagio dei genitori e manifestano tendenze di chiusura che diventano manifesti con tendenze depressive e/o autolesioniste (più spesso nelle adolescenti femmine) o con ostilità e aggressività verso le istituzioni, con conseguenti problematiche sociali quali infrazioni della legge e abuso di sostanze (più frequente nei ragazzi). Ma se messi nelle condizioni di  esprimere i loro sentimenti in libertà con la consapevolezza di essere ascoltati (l’autrice ci racconta le esperienze della così detta “stanza dell’ascolto”, un luogo utilizzato per raccogliere le testimonianze dei minori, attrezzato in modo che si possano sentire a loro agio nel parlare) e supportati, si dimostrano liberi da giudizio – cosa impossibile alla stragrande maggioranza delle figure adulte – e disponibili alla risoluzione della situazione conflittuale nel modo più semplice e indolore possibile.
Stupisce la semplicità con cui la piccola Lira, i cui genitori si stanno separando dopo che la madre ha scoperto la relazione omosessuale del marito, alza la mano in classe quando l’insegnante parla di separazioni dicendo: «A casa mia le cose sono più complicate: la mamma è molto arrabbiata perché Papa è andato a vivere con il suo migliore amico». Viene da dire, leggendo questa ed altre storie: dovremmo imparare dai bambini a gestire anche le “cose da grandi”. Con la mente libera e scegliendo la soluzione più semplice.
Libro che si rivolge a tutti, in particolar modo alle figure con un ruolo di educatori per compiere scelte più efficaci, e a chiunque voglia aprire gli occhi, riflettere, fare un piccolo passo in più verso la comprensione. Per crescere e poter quindi crescere meglio i nostri figli (e i figli degli altri) dove meglio non significa “in maniera tradizionale” ma adeguandosi caso per caso alle loro necessità, semplicemente, con più amore.

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