martedì 22 agosto 2017

Recensione libro: “Le otto montagne” di Paolo Cognetti

7 luglio 2017 by · Commenta 

Mio padre aveva il suo modo di andare in montagna. Poco incline alla meditazione, tutto caparbietà e spavalderia. Saliva senza dosare le forze, sempre in gara con qualcuno o qualcosa, e dove il sentiero gli pareva lungo tagliava per la linea di massima pendenza. Con lui era vietato fermarsi, vietato lamentarsi per la fame o la fatica o il freddo, ma si poteva cantare una bella canzone, specie sotto il temporale o nella nebbia fitta. E lanciare ululati buttandosi giù per i nevai. Mia madre, che l’aveva conosciuto da ragazzo, diceva che lui non aspettava nessuno nemmeno allora, tutto preso a inseguire chiunque vedesse più in alto: perciò occorreva avere buona gamba per rendersi desiderabili ai suoi occhi, e ridendo lasciava intendere di averlo conquistato cosí.

Amore per le montagne e amicizia profonda sono i due pilastri su cui poggia “Le otto montagne”, ultimo lavoro di Paolo Cognetti. Un romanzo breve e intenso che ha permesso all’autore di vincere il prestigioso Premio Strega 2017, il premio Strega Giovani e la prima edizione dello Strega Off, conseguendo così un successo trasversale di critica e di pubblico. Pietro, protagonista e voce narrante della storia, è all’inizio del racconto un giovanissimo e schivo ragazzino milanese. I suoi genitori si erano conosciuti e innamorati all’ombra delle Alpi venete e ora, dopo essere da anni migrati a Milano per lavoro, hanno ritrovato nel borgo valdostano di Graines il luogo perfetto per rivivere le sensazioni e le emozioni di un tempo. In queste estati in montagna, Pietro stringe amicizia con il coetaneo Bruno, nativo del posto e addetto al pascolo delle vacche. Arrampicate, sentieri abbandonati e avventure si mischiano gradualmente alle chiacchiere e al confronto. Cognetti ci fa seguire progressivamente le vite dei due ragazzi, le loro evoluzioni e lo sviluppo dei rispettivi difficili rapporti con i padri. “Le otto montagne” è uno straordinario romanzo di formazione che narra, con stile sempre curato e linguisticamente puntuale, le vicissitudini dei due amici fino ai loro quarantanni. Come ha scritto Frederika Randall per «Internazionale»: “Paolo Cognetti costruisce un breve, acuto romanzo che ha il dono della semplicità e della molteplicità”.

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