venerdì 20 ottobre 2017

Recensione libro: “La più amata” di Teresa Ciabatti

18 luglio 2017 by · Commenta 

Ecco, partiamo da lì. Torniamo indietro di molti anni, non tantissimi però. Noi siamo già nati. Mamma guida il Fiorino, nonna vive con noi, e continua a ripetere: ah, ma io prendo e me ne vado, non sono quel tipo di suocera che arriva e si piazza. Abbiamo sei anni, poi sette, poi otto. Poi tredici. Racconto quell’arco di tempo, il più spensierato. Ogni tanto vado da papà in ospedale per chiedergli soldi. Una scusa, in realtà: mi piace vederlo in camice bianco, mi piace camminare di fianco a lui nei corridoi, con la gente che al suo passaggio piega la testa in un semi-inchino.

Arrivato secondo classificato al premio Strega 2017, il romanzo “La più amata” di Teresa Ciabatti ha conquistato dal suo esordio in libreria pubblico e critica. Un racconto giocato costantemente tra immaginazione e autobiografia, dove personaggi celebri dell’Italia degli ultimi decenni si mescolano a figure frutto della fantasia dell’autrice. Il rapporto tra Teresa e il padre, detto il “Professore”, è il focus attorno a cui ruota tutta l’opera. L’infanzia della protagonista è trascorsa tra la piscina della villa di Orbetello e la convinzione ferrea, incrollabile, granitica del ruolo da benefattore, visto quasi come un supereroe, del padre, primario nell’Ospedale della zona. Un’epoca d’oro lentamente messa in crisi con il passare del tempo e le incongruenze che emergono. Quando gli anni dei giochi e delle bambole sfumano nell’adolescenza qualcosa comincia a mutare. Teresa diventa una ragazzina viziata, insofferente e arrogante. Capisce, inoltre, che non affetto ma servilismo circonda la figura del padre. L’età adulta la porta a fare domande e ad abbandonare le certezze di una vita. Chi è veramente Il Professore? Un medico filantropico o un calcolatore freddo e ammanicato con il potere? “La più amata” ricostruisce la vita borghese, gli incontri, la storia e le relazioni di un pezzo di Paese in una continua alternanza tra mémoire e invenzione. Una scrittura agevole, fatta di frasi brevi ricalcate dal parlato, rende estremamente godibile la lettura di questo ultimo lavoro della scrittrice. Come ha scritto Pierluigi Battista per il «Corriere della Sera»: “Teresa Ciabatti sa ridere di sé, e sa far ridere gli altri con le sue paturnie, le sue fissazioni, il suo titanismo molto goffo. Ma in questo romanzo si soffre anche”.

Acquista ora “La più amata” con il 15% di sconto!

Share

Commenti