martedì 22 agosto 2017

Guide turistiche

25 luglio 2017 by · Commenta 

Non è vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: ”Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in Primavera quel che si era visto in Estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. – Josè Saramago

Siete alle prese con le valigie? State cercando con ogni vostro atomo di non dimenticarvi nulla? Bravi. A guide come siete messi? L’esplorazione delle vostre mete richiede, anzi esige, preparazione. Città, parchi naturalistici, spiagge, montagne e vallate hanno tutti bisogno delle guide giuste per essere scoperti e apprezzati pienamente. Potreste, allora, optare per la Lonely Planet, la casa editrice australiana che deve il suo nome a un errato ascolto di un verso del singolo “Space Captain”, oppure decidervi per le Rough Guides, marchio nato dall’incontro di due inglesi in Grecia nei primi anni ottanta, o ancora abbandonarvi alle informazioni fornite dai testi della Touring Routard. Mondadori, poi, offre numerosi titoli nella propria collana di viaggio. Quali musei vedere, dove prenotare l’albergo, in quale quartiere fermarsi per fare colazione, come spostarsi con i mezzi sono le domande che attanagliano ogni viaggiatore e per rispondere basta solo essere muniti della guida più adatta a voi. Non ci sono più scuse. Preparate i bagagli e partite per la vostra avventura, tornando più saggi e rilassati di prima. “Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra” (Claudio Magris).

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