venerdì 20 ottobre 2017

Recensione libro: “Pulvis et umbra” di Antonio Manzini

1 settembre 2017 by · Commenta 

Le luci della sera erano calate da una mezz’ora e l’aria era fresca e piacevole. Qualche ritardatario con passo affrettato rientrava a casa. Lui invece se ne stava lì, fermo, sul marciapiede di via Brean. Non si decideva. Bastava solo attraversare e suonare il citofono, il resto sarebbe venuto da sé. Eppure quel piccolo passo non riusciva a farlo. Le mani nelle tasche, continuavano a stropicciare il foglietto di carta con l’indirizzo: via Brean 12, studio Emme.

In “7-7-2007Antonio Manzini aveva lasciato sospese molte questioni e sbigottiti i lettori. “Pulvis et umbra” riannoda i fili lasciati aperti nel precedente capitolo ed elabora inediti scenari per Rocco. L’uccisione di Adele non ha trovato risposte ma solo la certezza di essere stata una vittima ammazzata per errore. Schiavone era il vero obiettivo. Eppure, proprio lui è oggetto di insinuanti sospetti da parte dei vertici della polizia. Come reagisce a questo il burbero Schiavone? In linea con il suo carattere: disinteressandosi dell’attività della questura e impegnandosi nelle risoluzione di un nuovo caso. Il corpo esanime di una transessuale è, infatti, appena affiorato nelle acque della Dora. La casa della vittima, prima tappa dell’indagine, è trovata svuotata. Non vi sono abiti, mobili, suppellettili, nemmeno un foglio di carta scritto. Nulla. I vicini dichiarano di non avere mai assistito ad alcun trasloco. Qualcosa di efferato e inquietante, però, si trova nascosto dietro quelle assenze e quelle mura. La palazzina borghese al centro di Aosta, proprietà di un unico soggetto, è fonte anche di altri misteri. Questa, almeno, è l’opinione di Schiavone, che inizia a pensare alla mano invisibile dei servizi segreti. Un caso da portare avanti a modo suo allora, ignorando chi lo vuole fare apparire come un omicidio senza importanza. Ci sono poi Enzo Baiocchi e Sebastiano a complicare l’esistenza del vicequestore. Rocco deve intercettare Enzo in fuga dalla vendetta di Sebastiano, deve inseguire l’assassino e l’amico. Solo il rapporto con il giovane Gabriele, sedicenne vicino di casa, ridona una parvenza di umanità all’esistenza provata e cupa del vicequestore. Un rapporto quasi tra padre e figlio, un legame necessario per ricordare a Rocco il lato non solo noir della vita. Odi, rincorse, fughe, depistaggi, fantasmi dal passato garantiscono sorprese continue in “Pulvis et umbra”.

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