lunedì 22 gennaio 2018

Recensione libro: “L’uomo del labirinto” di Donato Carrisi

7 dicembre 2017 by · Commenta 

L’ombra appoggiò una tazza fumante per terra e l’afferrò per le ascelle. «Sta’ tranquilla» la incoraggiò una voce maschile mentre lei veniva tirata su. «Tranquilla» ripeté lo sconosciuto mentre maneggiava il suo corpo quasi esanime con delicatezza. «Non è nulla.»
Si sentiva quasi soffocare, stava per perdere i sensi. Così abbandonò il capo sul torace dell’uomo. Sapeva di acqua di colonia e portava la cravatta, cosa che le parve crudele e assurda.
I mostri non mettono la cravatta.

Dopo il grande successo di “La ragazza nella nebbia”, Donato Carrisi confeziona per Longanesi un nuovo thriller geniale, un gioco fatale che rapisce il lettore e lo porta con sé alla ricerca de “L’uomo del labirinto”. Dalle tenebre di una città senza nome riemerge all’improvviso Samantha Andretti, una ragazza rapita quindici anni prima mentre si recava a scuola, una tredicenne sparita senza lasciare alcuna traccia, inghiottita prima dal veicolo e poi dal labirinto dove è stata rinchiusa, come dentro un Paese delle Meraviglie alla rovescia. A rubarle la luce del giorno e gli anni di vita è stato un uomo camuffato e con il volto coperto da una grande maschera. Durante la segregazione è stata costretta ad affrontare ogni giorno giochi diversi, ideati dal suo rapitore, per ottenere ciò che le era indispensabile per sopravvivere: il suo carnefice si è in questo modo incuneato nei meandri della sua mente. Quel mostro si è preso cura di lei, l’ha fatta vivere, nutrendosi del suo terrore. La sua liberazione scatena una duplice caccia che corre su due binari paralleli: da un lato il dottor Green, un profiler il cui tentativo di scavare nei ricordi, suoni, odori e sensazioni vissute da Samantha alla ricerca di indizi si trasforma ben presto in un vero e proprio inseguimento nella mente della vittima; dall’altro Bruno Genko, detective privato che ai tempi della sparizione della ragazza era stato incaricato dalla famiglia di ritrovarla e che ora, a distanza di anni, vuole chiudere definitivamente i conti con quella storia, anche alla luce del fatto che quello sarà il suo ultimo caso. L’investigatore ha i giorni contati, anzi il suo tempo è già scaduto: un referto medico, scritto su un foglio che porta sempre con sé come un talismano, gli dà due mesi di vita e il termine scade proprio il giorno in cui il lettore fa la sua conoscenza. Aiutato dalle sue intuizioni e dal mondo oscuro del deep web, Genko comincia la sua indagine da un punto fondamentale: Samantha non è evasa, è stato il rapitore a liberarla, nell’ennesimo, sadico gioco. Complice un’ondata di caldo fuori dal comune, l’indagine si svolge dopo il calare del sole, tra le ombre della sera, se non nel buio di un cunicolo, in una cittadina qualsiasi che potrebbe essere ovunque. Con un ritmo veloce, a tratti forsennato, la narrazione si svolge tra atmosfere cupe e a tratti claustrofobiche, in un mondo creato dal gioco di specchi della realtà, popolato da mostri nel mondo esterno e nella mente delle vittime, attraverso il labirinto ingannevole dei ricordi. In “L’uomo del labirinto” Carrisi racconta al lettore la natura contagiosa del male e il mistero di quella che è al contempo la fragilità e la forza della mente umana. Racconta dei “figli del buio”, i minori scomparsi e segregati, segnati e infettati nella psiche per sempre. Con questa nuova avventura l’autore di “Il suggeritore” si conferma uno dei migliori autori italiani di thriller, perché “L’uomo del labirinto” è un gran bel gioco, e Donato Carrisi il maestro degli inganni.

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