venerdì 27 aprile 2018

Recensione libro: “Le tre del mattino” di Gianrico Carofiglio

12 dicembre 2017 by · Commenta 

E papà suonò da solo. Io non lo avrei confessato nemmeno a me stesso, ma ero orgoglioso e fiero di lui, e avrei voluto dire a chi mi stava vicino che il signore alto, magro, dall’aspetto elegante che era seduto al piano e sembrava molto più giovane dei suoi cinquantun anni, era mio padre. Quando finì, inseguendo il senso di ciò che aveva suonato in due scale conclusive e malinconiche, scoppiò un applauso pieno di simpatia. E anch’io applaudii e continuai a farlo finché non fui sicuro che mi avesse visto, perché cominciavo a capire che esistono gli equivoci e non volevo che ce ne fossero in quel momento.

L’autore della serie legal thriller che ha come protagonista l’avvocato Guerrieri, Gianrico Carofiglio torna in tutte le librerie con “Le tre del mattino”: il racconto sommesso e intimista di un padre e di un figlio che si trovano a trascorrere insieme due giorni, e soprattutto due notti, a Marsiglia, all’inizio degli anni Ottanta. Antonio è un liceale solitario e risentito, suo padre un matematico dal passato brillante; da sempre il rapporto tra loro è contrastato, basato su attese insoddisfatte, su equivoci e sul timore che uno ha di non rendere mai felice e orgoglioso l’altro. Hanno a disposizione quarantotto ore per colmare un lungo vuoto, dato che il giovane Antonio, io narrante del romanzo, è figlio di genitori separati, e con il padre non condivide da anni alcuna quotidianità o intimità affettiva. Quei due giorni a Marsiglia, raccontati a distanza di anni, da un Antonio ormai divenuto adulto, divengono ricordo affettuoso di un momento cruciale nella vita dei due protagonisti. Una scoperta reciproca, al di fuori degli schemi, dei ruoli e della distanza che la vita quotidiana ha loro imposto; si riscoprono complici, per le strade di una città fascinosa, multirazziale e dai mille volti. Il motivo di questo incontro obbligato sono le crisi epilettiche di Antonio, in cura da molto tempo presso un medico francese, il Dottor Gastaut, che decide di sottoporlo ad un’ultima prova per decidere se sospendere o meno la terapia: la “prova da scatenamento”. A padre e figlio, obbligati a causa di quest’ultimo test a restare svegli per ben 48 ore consecutive senza alcun tipo di farmaco curativo, non rimane che girare per Marsiglia, conoscerne i quartieri più malfamati e affascinanti, distrarsi con i cantanti di strada giù al porto e finalmente scoprirsi davvero. Con la città come sfondo si conoscono, forse, per la prima volta, e, in questo colloquio inaspettato, riescono a mettersi a nudo, con le loro paure, forze e fragilità. “Le tre del mattino” si delinea come una storia intensa, meditativa, che tocca le corde più intime dei rapporti umani e familiari, il tutto avvalorato dalla penna briosa, rapida, fluente e affatto impegnativa di Gianrico Carofiglio in un testo che ricorda “Né qui né altrove. Una notte a Bari” per la capacità dello scrittore di tratteggiare attimi di vita con pudore e delicatezza e con uno stile scorrevole e raffinato.

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