venerdì 27 aprile 2018

Recensione libro: “Fiori sopra l’inferno” di Ilaria Tuti

11 gennaio 2018 by · Commenta 

«Forse loro vedono il mondo meglio di noi» disse, in un sussurro. «Vedono l’inferno che abbiamo sotto i piedi, mentre noi contempliamo i fiori che crescono sul terreno. Il loro passato li ha privati di un filtro che a noi invece è stato concesso. Questo non vuol dire che abbiano ragione a uccidere, o che io li giustifichi»
«E allora che cosa significa?»
«Che in un lontano passato hanno sofferto e quella sofferenza li ha trasformati in ciò che sono. Io questo non lo posso dimenticare»

È approdato in libreria il romanzo d’esordio di Ilaria Tuti: “Fiori sopra l’inferno”, un thriller emozionante edito da Longanesi. Con un’ambientazione che non fa solo da sfondo, ma spinge per essere inserita tra i protagonisti, la montagna che accoglie la storia è vivida e onnipresente nelle pagine. L’atmosfera cupa e inquietante della foresta, ovattata dalla neve che l’avvolge, permette al lettore di immergersi immediatamente nella lettura avendo la sensazione di vivere i luoghi raccontati. Tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, qualcosa si nasconde. Nelle vicinanze di Travenì, paesino immaginario delle montagne friulane, viene ritrovato il cadavere di un uomo a cui sono stati tolti gli occhi. A poca distanza, l’assassino ha preparato un fantoccio coi vestiti della vittima. Due dettagli macabri, che lasciano supporre non si tratti di un omicidio comune. A dirigere le indagini è il commissario Teresa Battaglia, una donna intelligente e sensibile, ma razionale sul lavoro, dove dimostra fermezza e talvolta eccessiva caparbietà. Ormai vicina alla pensione, in sovrappeso, piegata dalla fatica, combatte contro il diabete e i primi sintomi di un Alzheimer precoce. Di esperienza ne ha tanta alle spalle, ma stavolta si rende conto che qualcosa di diverso sta accadendo, qualcosa che potrebbe sconvolgere per sempre la sua esistenza. Teresa deve fare un nuovo profiling di un assassino, ma la sua mente ha cominciato a tradirla e a tratti perde la lucidità. L’unica cosa che riesce a percepire chiaramente è la sensazione di paura: il pericolo si avvicina sempre di più. Al suo fianco c’è l’ispettore Massimo Marini, un giovane inesperto che si ritrova ad affrontare contemporaneamente un caso complicato e le difficoltà di ambientarsi in un nuovo posto di lavoro, con un capo che fa di tutto per metterlo a disagio. Insieme, il commissario Battaglia e l’ispettore intuiscono il percorso dell’assassino, gli abissi della sua solitudine e degli abusi subiti quando era bambino, e che ora sfociano nel sangue. Qualcosa, però, non quadra, perché il killer appare ambiguo, contraddittorio: dimostra una grandissima organizzazione, ma allo stesso tempo sembra essere dominato da momenti di raptus devastanti, in cui sprigiona una violenza inaudita. Si aggira come un fantasma, un essere sfuggente, misterioso e brutale. I primi ad avvistarlo sono i bambini di Travenì, che lo descrivono come una figura spaventosa, con il volto simile a un teschio. Una volta ricostruito passo passo il suo modus operandi, a Teresa e Massimo rimane una domanda fondamentale senza risposta: perché agisce in questo modo? Interrogativo a cui nello scorrere dell’opera se ne aggiungono molti altri. Chi è il bambino n. 39? Cosa si cela nel passato dell’assassino? La comunità montana di Travenì deve fare i conti con morti atroci, mutilazioni, il rapimento di un bambino e per gli abitanti di questo piccolo paese non sarà facile affidarsi al commissario Battaglia per catturare il colpevole. I paesani, infatti, si muovono come un’unica personalità: diffidenti verso l’esterno, chiusi in un nucleo antico e inviolabile, forgiato da secoli di isolamento. Teresa e la sua squadra si scontrano contro la riservatezza, la ritrosia e l’omertà dei locali. I bambini hanno un ruolo rilevante all’interno del romanzo: sono gli unici a trovare una specie di equilibrio, nel loro stare insieme uniti e compatti per difendersi dalle violenze degli adulti. Sviluppato su più livelli temporali, “Fiori sopra l’inferno” si delinea come un thriller elegante, coinvolgente, un romanzo d’esordio originale che cattura il lettore ad ogni pagina.

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