domenica 18 febbraio 2018

Recensione libro: “La parola ai giovani” di Umberto Galimberti

25 gennaio 2018 by · Commenta 

Noi, che a differenza di voi sappiamo cos’è per davvero il nichilismo, non vogliamo che ci parliate in nome di niente come spesso capita di sentire quando aprite bocca, e neppure in nome di quei valori riconducibili unicamente al denaro o all’immagine che uno costruisce di sé, perché se è vero che non ci sono più valori, come sembra dai vostri discorsi disfattisti, starà a noi trovarli. E quando li troviamo e poi li difendiamo, non diteci che sono utopie o ingenuità.

A distanza di dieci anni dal suo libro dedicato ai giovani, “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani”, Umberto Galimberti si rivolge di nuovo a loro, ascoltandone le idee e le aspirazioni, esplorandone le sofferenze e i desideri. “La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo” raccoglie la voce di una generazione che ha un gran bisogno di essere ascoltata, per poter dire quelle cose che vengono taciute ai genitori e agli insegnanti per il timore di conoscere già le risposte, che sembrano lontane dalle inquietudini, dalle ansie e dai problemi dei giovani di oggi. La fretta che ogni ventenne ha di realizzare i propri sogni rischia di degenerare in una forma di cinismo del tutto sconosciuta alla generazione dei suoi genitori. Ragazze e ragazzi si affidano all’indifferenza e al controllo dei sentimenti e delle emozioni, per evitare che le passioni diventino un ostacolo all’autoaffermazione. E allora si affidano a un ascoltatore lontano, che dialoga con loro, non per risolverne i problemi, ma per offrire un altro punto di vista che li faccia apparire meno drammatici e insolubili. A distanza di anni, Galimberti nota che solo una piccola percentuale di giovani è passata dal nichilismo passivo della rassegnazione a quello attivo di chi non rimuove quell’atmosfera pesante di una vita senza uno scopo e senza un perché, ma non si rassegna e lotta per mantenere vivi i propri sogni. Tutti gli altri soffrono ancora, secondo lo scrittore, di quel disagio giovanile che è da imputare a una crisi “culturale”, perché il futuro che si prospetta ai giovani non è una promessa, ma qualcosa di imprevedibile, incapace di retroagire come motivazione a sostegno del loro impegno nella vita. Ben lontano, dunque, da una comune crisi adolescenziale. Galimberti, allora, con quest’opera offre a ogni genitore e insegnante uno strumento per interrogarsi sui giovani di oggi, per comprendere la profondità delle loro domande e per impedire che tutte le speranze si trasformino in delusioni. Nell’era di Facebook e di Instagram, in cui la realtà che conta è quella virtuale, il tempo è accelerato e la competizione per ritagliarsi un ruolo nella società è molto forte, spesso capire è complicato, ed essere d’aiuto nelle difficoltà lo è ancora di più. Con “La parola ai giovani”, lo scrittore cerca un dialogo con questa generazione senza sogni e speranze, che vive in una società che gli ha negato le condizioni per costruirsi un futuro. Con questo libro, Galimberti invita a smettere di sperare che il futuro possa offrire motivazioni o certezze senza uno sforzo, perché è solo mettendosi all’opera che la situazione potrà cambiare.

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