sabato 26 maggio 2018

Recensione libro: “Il fiume della coscienza” di Oliver Sacks

8 maggio 2018 by · Commenta 

Un pilota di auto da corsa, che in uno scontro era stato scagliato in aria a una decina di metri, disse: «Sembrò durare all’infinito. Tutto andava a rallentatore, e mi pareva di essere un attore su un palcoscenico e di poter vedere me stesso schiantarmi… come se fossi seduto sugli spalti e lo vedessi accadere…ma non ero spaventato». Un altro pilota, lanciato a tutta velocità, superò la cresta d’una collina e si ritrovò a una trentina di metri da un treno che – ne era certo – l’avrebbe travolto:  «Quando il treno passò, io vidi la faccia del macchinista» disse. «Fu come un film mandato a rallentatore, con i fotogrammi che si susseguono a scatti. È così che vidi la sua faccia».

Oliver Sacks torna a stupirci in quest’opera postuma, “Il fiume della coscienza“.

Il celebre neurologo inglese, già autore di “Risvegli” e “L’occhio della mente“, raccoglie dieci saggi che costituiscono un testamento intellettuale e riassumono la sua vita e i suoi studi raccontandoci la scienza, la natura e il mondo. Come di consueto, il punto di partenza dei suoi lavori è la neurologia, branca della medicina che Sacks ha insegnato per molti anni alla Columbia e alla New York University School of Medicine. Lo studioso traccia un filo invisibile che la collega con la chimica, l’anatomia, la psicologia e la letteratura, in un susseguirsi di saggi piacevoli, scorrevoli e comprensibilissimi anche per chi non ha competenze specifiche in questo campo. Con il piglio del divulgatore scientifico, Sacks racconta i tratti più singolari e sconcertanti della coscienza umana, rivelando che ciò che noi consideriamo un flusso è in realtà un insieme di piccole sequenze che possono essere manipolate e trasformate. Talvolta i traumi che subiamo possono causare delle fratture in queste successioni come delle vere e proprie amnesie, mentre in altri casi la nostra coscienza può arrivare a ricordare avvenimenti ai quali non abbiamo assistito affatto, ma dei quali siamo stati messi a parte dai racconti di altri. Tali ricordi sono tanto vividi nella nostra memoria quanto le nostre reminiscenze  più vere.

Saggio dopo saggio, si ha l’impressione di entrare in contatto con una mente brillante e assolutamente affascinata dai processi cognitivi, che dà il suo definitivo addio al mondo condividendo con i lettori quella conoscenza che per tutta la vita ha accumulato in un’opera interessante e coinvolgente, che suscita la curiosità scientifica del lettore.

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