lunedì 17 dicembre 2018

Recensione libro: “La ferita, quella vera” di François Bégaudeau

22 maggio 2018 by · Commenta 

La voce nasale dello speaker alla radio dice da dietro le casse il titolo della prossima canzone, Julie salita fuori senza aspettare l’immobilizzazione totale. Yesterday I got so young I felt like I could die. I calzoncini di jeans le modellano le natiche e io le guardo appena, stordito dalla mia infinita piccolezza. Ho cominciato i Pensieri di Pascal, sono comunista tendente leninista e arrossisco quando una ragazza dice «godere».

François Bégaudeau ci racconta la fragilità, i desideri e  i voli pindarici di un adolescente degli anni ’80 in “La ferita, quella vera”.  Il protagonista è un ragazzo, François, che da bambino viveva a Saint-Michel-en-l’Herm e all’età di otto anni è trasferito con la famiglia a Nantes. Da allora torna nella sua vecchia casa solo per le vacanze estive che trascorre tra scorribande in bicicletta, tennis e improbabili approcci con l’altro sesso. Ma nell’estate dell’86 tutto cambia, François ora ha quindici anni e due ossessioni, la prima è il partito comunista, la seconda perdere la verginità. Decide che tutta la sua estate sarà orientata al raggiungimento di questo unico obiettivo che considera capitale nella sua giovane esistenza. Comincia quindi a cercare una ragazza, ma nessuna è quella giusta, o perché lo conoscono fin dall’asilo, o perché mirano a ragazzi più grandi e tenebrosi. I tentativi del ragazzo, ormai avvilito, continuano ad andare a vuoto. Ma se c’è una dote che a François non manca, quella è la perseveranza. Ed è così che alla fine incontra Julie, una ragazza di due anni più grande che miracolosamente sembra essere interessata a lui. Il ragazzo sembra veder concretizzarsi tutti i suoi sogni, in un attimo si vede amante, compagno, padre. Vola con la fantasia al punto da immaginarsi a vivere con Julie, senza sposarsi perché il matrimonio, come il comunismo insegna, non è altro che un’istituzione borghese. Ma François ancora non è a conoscenza delle difficoltà che lo aspettano e non sa che, soprattutto a quindici anni, puoi pensare di aver ottenuto una cosa, sentirla tra le dita, per poi accorgerti che è lontanissima ed inarrivabile. E a volte questo lascia ferite che anche dopo anni sanguinano ancora e sembrano non volersi rimarginare mai.

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