sabato 22 settembre 2018

Recensione libro: “Il metodo Catalanotti” di Andrea Camilleri

30 maggio 2018 by · Commenta 

«Come s’acchiama ‘sta signura?»

«Genoveffa Recchia»  Montalbano si misi a ridiri di cori. Mimì si ‘nfuscò.

«Ma che minchia hai da ridiri?»

«Pensavo che se ci stava Catarella sicuramenti sarebbi addivintata Genoveffa la Racchia.»

«Vabbeni» dissi Mimì Augello susennosi. «T’auguro la bonanotti. Io mi nni vaio.»

«Dai» fici Montalbano  «Non ti incazzare, assettati e continuiamo ‘sto discurso. Che fa sta Genoveffa?» […]

«Fa la fimmina di casa.»

«E si vidi che perciò, mischina, dato che durante la jornata si stuffa, attrova modo di spassarisilla la notti.»

È un ritorno in grande stile quello del celebre commissario nato dalla penna di Andrea Camilleri,  ne “Il metodo Catalanotti”. Salvo si sveglia nel cuore della notte. C’è qualcuno che bussa con tale forza da far tremare la porta. Non è certamente di buon umore quando, aprendola, si trova davanti Mimì, vice commissario di professione, seduttore seriale per vocazione. Il suo fedele braccio destro è visibilmente agitato ed inizia a dar notizia di come, fuggendo dal marito di una delle sue amanti, si sia ritrovato nell’appartamento sottostante in compagnia di un cadavere. Un cadavere? Mimì è terrorizzato, combattuto com’è tra il suo dovere di poliziotto e la necessità di mantenere segreta la relazione extraconiugale. Il commissario si trova quindi a dover gestire un intoppo non da nulla, soprattutto quando la mattina successiva viene informato del ritrovamento di un altro cadavere, mentre il primo sembra essere sparito. Un vero rompicapo che non fa che privare Salvo del sonno, ma non dell’appetito, alimentato dai manicaretti dalla sua fantastica domestica. Il caso non è l’unico grattacapo del nostro eroe che attraversa una fase di dolorosa transizione nella vita privata: il rapporto con Livia, la sua storica fidanzata, è ormai sempre più simile ad un amore fraterno e proprio quando la crisi tra i due si acuisce ecco comparire Antonia, una nuova collega della scientifica affascinante e schiva, che sembra voler far impazzire il povero Salvo. Sarà proprio grazie alla collaborazione tra i due che Montalbano progredirà nelle indagini scoprendo così che la vittima, lo scrittore e regista Carmelo Catalanotti nutriva un amore tale per il teatro da inventare un proprio metodo per liberare gli attori da complessi e inibizioni e permettere loro di esprimersi al meglio sul palcoscenico. Questo incredibile risultato era frutto di vere e proprie “sedute psicanalitiche”, ognuna corredata da scrupolose annotazioni poi conservate da Catalanotti. Saranno proprio questi dossier la chiave di volta per arrivare al colpevole, in un susseguirsi di colpi di scena che condurranno sempre e comunque in teatro, fulcro di questo romanzo.

 Camilleri,ne “Il metodo Catalanotti”,  costruisce un sapiente gioco di specchi in grado di disorientare appena il lettore senza confonderlo del tutto. Nel romanzo nessuno è chi sostiene di essere, la visione che abbiamo di ogni personaggio è solo parziale perché ogni viso è in realtà una maschera che non fa che celare il vero volto di chi la indossa. Starà proprio al commissario Montalbano far cadere ogni maschera e permettere alla verità di vedere la luce.

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