giovedì 18 ottobre 2018

Cinquina finalista Premio Strega: “Il gioco” di Carlo D’Amicis

Cinquina finalista Premio Strega: “Il gioco” di Carlo D’Amicis

28 giugno 2018 by · Commenta 

…Lo senti, amore mio?… È Mister Wolf, ha viaggiato di notte per te.. Ha viaggiato sull’Aurelia, con i camion… Maremma maiala questo pezzo d’uomo si schianterebbe sulla variante per te!…

Leonardo, nel frattempo, mi pompava su un fianco senza emettere un fiato. Non perché gli mancassero le parole (l’affabulazione durante il sesso rimane il suo forte), ma per rispetto del mio ciclo circadiano. Cercava insomma di fondere in un unico ritmo la sodomia richiesta dal cuckold e il proposito di non svegliarmi, cullandomi più o meno dolcemente a colpi di cazzo. L’incullata, la chiamavamo.

“Il gioco” è uno dei romanzi finalisti del Premio Strega, il cui vincitore sarà proclamato giovedì 5 luglio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. L’autore è Carlo D’Amicis, scrittore tarantino di nascita e romano d’adozione già conosciuto per La guerra dei cafoni, che ha ispirato l’omonimo film.

“Il gioco” narra, attraverso l’espediente narrativo dell’intervista, il rapporto tra Leonardo, Eva e Giorgio, in arte Mister Wolf, la First Lady e il Presidente. La relazione tra i tre nasce come un gioco erotico, il cockoldismo o candaulesimo, che prevede che un uomo sposato, in questo caso il Presidente, provi piacere nel sapere e nel vedere la propria moglie che intrattiene rapporti sessuali con un vero maschio alfa, in gergo, bull. Non solo, ma parte del godimento consiste nel subire le beffe degli altri due che lo appellano con epiteti come “cornuto” e ne deridono gli attributi virili. È così che si incontrano i nostri tre personaggi: Eva, una ragazza dal passato difficile e dalla sessualità dirompente, scampata per un pelo alla mafia e sposata giovanissima a Giorgio…continua a leggere

Recensione libro: “Ogni coincidenza ha un’anima” di Fabio Stassi

Recensione libro: “Ogni coincidenza ha un’anima” di Fabio Stassi

22 giugno 2018 by · Commenta 

Da qualche parte, conservavo una vecchia edizione della Bibbia.[…] Me l’ero portata dietro in tutti i miei traslochi, ma non avevo nessuna idea di dove fosse. La recuperai soltanto per il colore della costa e i fregi dorati. L’avevo collocata, inspiegabilmente, nel palchetto che ospitava le storie d’amore finite male, accanto a Giulietta e Romeo e a L’amore fatale di Ian McEwan. In fondo quello di Adamo e di Eva non era stato l’amore più fatale della storia, oltre che il primo?

Ritroviamo in “Ogni coincidenza ha un’anima” il più celebre abitante di via Merulana, Vincenzo Corso, detto Vince, già incontrato in “La lettrice scomparsa”. Intrappolato da vent’anni nel precariato dell’insegnamento superiore, Vince, che si è reinventato biblioterapeuta, accoglie le persone nel suo sottotetto con angolo cottura e, dopo averle ascoltate mentre raccontano di ciò che le affligge, consiglia loro il libro più adatto a lenire le loro pene. Perché se un libro può farci sentire meglio, magari può anche guarire una ferita che sembra non voler smettere di…continua a leggere

Recensione libro: “L’ospite” di Giorgio Faletti

Recensione libro: “L’ospite” di Giorgio Faletti

22 giugno 2018 by · Commenta 

Attraversai l’ampia stanza con le vetrate che si aprivano sui vari uffici, sotto gli occhi di un sacco di gente. Mi avvicinai lentamente a Lanzani che mi guardava con crescente preoccupazione. Probabilmente nelle mutande non aveva un paio di palle ma solo la Polaroid di un paio di palle, attaccata con una puntina da disegno. Arrivai davanti a lui e lo guardai fisso negli occhi.

– Benito c’è una cosa che non ti ho mai detto…

La sua voce tremò leggermente.

– Che cosa?

Non ebbe il tempo di reagire. Di colpo afferrai la sua faccia con le mani aperte e l’attirai verso di me. Premetti violentemente le mie labbra sulle sue. Dissi la battuta con un’intensità da Actor’s Studio.

– Ti ho sempre amato.

“L’ospite” raccoglie due racconti di Giorgio Faletti “L’ospite d’onore” e “Per conto terzi”. Ciò che li accomuna è la presenza, appunto, dell’ospite, una creatura che si muove nell’ombra, sconosciuta e inquietante. Che sia un uomo dall’aspetto bizzarro ossessionato dai lecca lecca che osserva da un angolo le prove di uno spettacolo televisivo oppure uno, anonimo, che scende dal treno con una valigetta per soddisfare un desiderio di giustizia da lungo tempo ignorato, l’ospite è paziente, senza scadenze ma…continua a leggere

Recensione libro: “La leggenda dell’Azteco” di Clive Cussler e Russell Blake

Recensione libro: “La leggenda dell’Azteco” di Clive Cussler e Russell Blake

20 giugno 2018 by · Commenta 

Sam si stava facendo la barba in bagno quando il suo telefono squillò sul comodino. Remi si stirò e rotolò dalla sua parte per rispondere. «Pro…pronto?» disse, con voce impastata dal sonno. «Sono sorpreso che tu dorma ancora alle sette del mattino, quando c’è un tesoro da scoprire…» «Ehm…buongiorno, Lazlo» «Tra quanto tempo potete venire a trovarmi in questa orribile prigione?» «Un’ora forse. Perché? » «Oh nulla. Pensavo che foste interessati a quello che ho fatto durante la notte.» «Sarebbe a dire?» «Ho riflettuto sulla mia infelice esistenza con sincero rimorso e molta angoscia. Ah, già, e ho decifrato il manoscritto.» «Stai scherzando.» «No, sono serio. Ovviamente dovrete scoprire cosa significhi. Si parla di un tempio e di serpenti alati. Strani tizi, questi spagnoli.»

Remi e Sam Fargo, sono un’affiatata coppia di cacciatori di tesori nati dal genio di Clive Cussler e già incontrata in “L’oro di Sparta” e “L’enigma dei Maya”. Famosi per le loro scoperte, i due stanno ora intraprendendo una spedizione diretta all’isola di Baffin, nell’Arcipelago artico-canadese, luogo di ritrovamento di una drakkar, un’antica nave vichinga con a bordo ancora il suo equipaggio, colto da una tempesta di neve e morto assiderato. Una scoperta straordinaria, certo, resa unica dai reperti precolombiani trovati a bordo dell’imbarcazione che tracciano un collegamento inedito…continua a leggere

Recensione libro: “I figli di Dio” di Glenn Cooper

Recensione libro: “I figli di Dio” di Glenn Cooper

19 giugno 2018 by · Commenta 

«Lungi da me voler interferire con la tua vita amorosa o alcolica, ma si è presentata una questione piuttosto urgente, tanto che il papa ha convocato un incontro d’emergenza con il C8. Sperava proprio che tu potessi fare un salto.»

«Cosa succede?» Cal passò davanti a un negozio da cui usciva musica a tutto volume e si affrettò a superarlo. «Può anticiparmi qualcosa al telefono?»

«Diciamo solo che abbiamo un problema che riguarda quattro persone. Una si chiama George e le altre tre Maria.» Cal capì subito di chi si trattava: George Pole era l’arcivescovo di Houston. Ma le Marie… «Maria nel senso di Vergine Maria?»

«Esatto.»

 Cal Donovan è un docente di teologia dell’università di Harvard. Gira il mondo come consulente, visionando scavi e reperti di antiche civiltà e può vantare la partecipazione al C8, una ristretta cerchia di consiglieri che vengono convocati, in caso di emergenza, da Celestino VI, il nuovo Papa, moderno e fortemente riformista. Quando viene richiamato a San Pietro, Donovan capisce che una grossa tempesta si profila all’orizzonte, e sta per colpire proprio il cuore della cristianità. I consiglieri del Papa vengono informati che tre ragazzine di nome Maria, provenienti da Lima, Manila e Gort, in Irlanda, sono rimaste incinte. Particolare non trascurabile, la verginità delle tre è stata verificata da più di uno specialista e…continua a leggere

Recensione libro: “Costruire e abitare. Etica per la città” di Richard Sennett

Recensione libro: “Costruire e abitare. Etica per la città” di Richard Sennett

18 giugno 2018 by · Commenta 

Quando Alexis de Tocqueville giunse per la prima volta in America, nel 1831, di solito uno straniero diretto a New York attraversava il porto da sud, […] Tocqueville invece approdò a New York passando dal nord, lungo la costa. Il primo scorcio che vide di Manhattan fu quello del suo tratto superiore, rustico e verdeggiante, che nel 1831 era ancora un terreno campestre non edificato, con qualche borgo sparso. Ciò che lo elettrizzò, guardando la città, fu l’apparizione subitanea e inattesa di una metropoli nel bel mezzo di un paesaggio naturale quasi incontaminato. Provò l’entusiasmo tipico dell’europeo che arriva in America e che immagina di stabilirsi in questa nuova terra intatta.

“Costruire e abitare. Etica per la città” riassume il pensiero che Richard Sennett ha formato in un’intera esistenza di studio della relazione tra l’ambiente costruito e la qualità della vita. Il celebre sociologo sfrutta tutta la sua esperienza pratica per argomentare la teoria della città aperta, un agglomerato urbano che non preveda divisioni tra area economica e di svago, ma che abbia, al contrario, una struttura flessibile e infrastrutture incompiute che possano prestarsi a più sviluppi futuri. Secondo Sennett, infatti, il design della città ha una particolare influenza e può arricchire o impoverire l’esperienza di coloro che la abitano rendendoli più o meno tolleranti all’eterogeneità culturale. Così lo studioso immagina scuole non isolate in specifici distretti ma integrate nel tessuto urbano, città che tengano conto anche dei mutamenti climatici in corso e grandi negozi che fungano da luogo di ritrovo ed integrazione tra quartieri “bianchi” e “neri” come…continua a leggere

Recensione libro: “Con i piedi ben piantati sulle nuvole. Viaggio sentimentale in un’Italia che resiste” di Andrea Scanzi

Recensione libro: “Con i piedi ben piantati sulle nuvole. Viaggio sentimentale in un’Italia che resiste” di Andrea Scanzi

15 giugno 2018 by · Commenta 

Il caminetto è enorme e la polenta molto buona. Fisso il fuoco e sorseggio vino. Chiedere di più, sesso a parte, è impossibile. Quando penso al Veneto, penso agli angoli del Basso Polesine e del Basso Rodigino, che mi fece scoprire una donna bellissima dagli occhi di ghiaccio buono. Penso a Padova, col suo brulicare di gioventù e disinibizione. Penso a Vittorio Veneto, a Cison di Valmarino. Penso a quando l’auto mi si ruppe, ero con una ragazza in fuga dal suo uomo, ci guardammo in giro ed era tutta una vigna. Così andammo per cantine e chiudemmo alle nostre spalle la porta del mondo.

 Ognuno ha un proprio modo per riordinare i pensieri. C’è  chi corre, naviga, spara e poi c’è chi parte. Andrea Scanzi, autore di “Con i piedi ben piantati sulle nuvole. Viaggio sentimentale in un’Italia che resiste” ha  scelto quest’ultima modalità e nel suo libro ci racconta un viaggio da nord a sud attraverso un’Italia insolita e poetica, piegata ma tenace, decisa a mantenere, anche nelle stranezze, la sua identità. Scanzi prende spunto da alcuni personaggi, fatti storici,  paesaggi per raccontare un luogo, il passato e il futuro, con l’occhio di un appassionato che riesce a vedere spesso al di là della roccia o degli alberi, puntando al cuore, all’anima di…continua a leggere

Recensione libro: “La signora nel furgone e le sue conseguenze” di Alan Bennett

Recensione libro: “La signora nel furgone e le sue conseguenze” di Alan Bennett

15 giugno 2018 by · Commenta 

Ottobre 1987. Sono stato all’estero a fare un film.

«Quando era in Iugoslavia ha visto la Vergine Maria?» mi ha chiesto Miss S. «No, direi di no».  «Ma se lì appare tutti i giorni, da un sacco di anni…». Insomma, mi sono perso la più grande attrazione locale.

È il 1969. Alan Bennett è un eclettico commediografo con molte opere in scena nel West End. Quando si trasferisce a Camden Town, la zona è popolata di attori, registi ed eccentrici di ogni genere che comprano bellissime villette vittoriane e le sventrano per farne moderni e ariosi open space. Ma è pochi mesi dopo il suo trasferimento che Bennett conoscerà un dirimpettaio talmente bizzarro da eclissare tutti gli altri: in Gloucester Crescent arriva, infatti, Mrs Shepherd, un’anziana senzatetto che decide di parcheggiare il suo scalcinato van Bedford proprio davanti alla casa del nostro autore. Anche se il vicinato tollera a malapena la donna, Bennett, in un istante di follia, decide di proporle di parcheggiare il furgone nel suo vialetto, in modo da metterla a riparo da bulli e vandali e darle un indirizzo fisso che le consenta di chiedere un sussidio. Un accordo che dovrebbe durare pochi mesi si trasforma così in un’amicizia…continua a leggere

Recensione libro: “Torpedone trapiantati” di Francesco Abate

Recensione libro: “Torpedone trapiantati” di Francesco Abate

13 giugno 2018 by · Commenta 

Non mi sono più mosso. Non sapeva che avevo passato alcuni giorni a cercare su Internet, alla voce «Vita media di un trapiantato di fegato», una precisa data di scadenza. Né che avevo trovato indicazioni confuse, disparate e contrastanti. Così, ricordandomi la frase del dottor Triangolo, «Su internet l’unico sito da consultare in merito al corpo umano è YouPorn» ho atteso che si riaddormentasse e lemme lemme, con un cuscino sotto il braccio sinistro e il telefono nella mano destra, mi sono avviato a tentoni al piano terra.

Francesco Abate, autore di “Torpedone trapiantati” è nato due volte: la prima quando sua madre l’ha dato alla luce, la seconda quando Cinzia, morta in un incidente stradale, gli ha donato il fegato. Da quel momento ha deciso che la sua vita sarebbe sempre valsa quel sacrificio e si è impegnato a non temere nulla e ad essere sempre positivo e accogliente nei confronti di chi ne avesse avuto bisogno. Per questo fa parte dell’associazione che riunisce i trapiantati della Sardegna meridionale e che si impegna a sostenerli, nella malattia e nella guarigione e a supportare nel dolore le mogli, i mariti e i figli di coloro che sono morti a causa di un trapianto sfortunato. Francesco, però, da qualche tempo non partecipa più agli avvenimenti “sociali”, impegnato com’è a destreggiarsi tra libri, giornale e famiglia. Ma se Maometto non va alla montagna… È così che i suoi compagni di sventura…continua a leggere

Recensione libro: “Educazione criminale” di Jordan Harper

Recensione libro: “Educazione criminale” di Jordan Harper

13 giugno 2018 by · Commenta 

Più chiaro del sangue, più scuro del rosa. Fu lei a scegliere il colore. Suo padre avrebbe preferito qualcosa di più anonimo, tipo castano, ma lei tenne duro. Voleva il rosso. Dopo un po’ Nate cedette. – Comunque sia, sarai diversa,- le disse. “Sarai diversa”. Era esattamente quello che voleva.

Polly, la giovanissima protagonista di “Educazione criminale”, ha solo undici anni, è timida ed introversa, troppo grande per trascinarsi appresso un consunto orso di peluche. Abituata ad essere invisibile, non fatica ad accettare la sua condizione di “sfigata”. Fino a quando, fuori da scuola, trova ad aspettarla suo padre, Nate, appena uscito di prigione dopo aver scontato una condanna di cinque anni per rapina a mano armata. Lui ha i suoi stessi “occhi da pistolero” e una sola missione, mettere in salvo sé stesso e Polly dai terribili Aryan Steel, una gang che ha posto una taglia sulle loro teste eliminando, per prima, la madre della piccola.

 Padre e figlia iniziano così una zigzagante traversata della California meridionale, fermandosi nei più squallidi motel e mettendo in atto un piano assolutamente folle che è anche la loro unica speranza di sopravvivenza…continua a leggere

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