domenica 24 giugno 2018

Recensione libro”La leggenda del ragazzo che credeva nel mare”

6 giugno 2018 by · Commenta 

Provò una leggera vertigine nel percorrere la striscia del trampolino che sembrava assottigliarsi a mano a mano che si avviava verso l’estremità. Quando la raggiunse esitò appena, guardò in basso l’acqua colorata e limpida che lasciava intravedere le fughe bianche tra le piastrelle azzurre. Piegò le ginocchia e accennò un saltello. L’asse vibrò sotto i suoi piedi con un suono ondulato che si amplificò nel silenzio. Un altro salto e Marco assaporò la strana sensazione di sentirsi al sicuro.

 Marco, protagonista di “La leggenda del ragazzo che credeva nel mare”, è cresciuto tra istituti e famiglie affidatarie e, appena compiuta la maggiore età, si è trasferito a casa di un amico che lo ospita in una stanza poco più grande di uno sgabuzzino. Per mantenersi lavora in un impianto sportivo, pulisce gli spogliatoi e le piscine dopo che gli atleti se ne sono andati. È proprio grazie a questo impiego ingrato che scopre di sentire un’attrazione folle per quel trampolino, al punto da tergiversare in tutti i modi per essere lasciato solo in piscina e potersi tuffare. Nei secondi che trascorrono tra il salto e l’entrata in acqua, Marco prova un’indescrivibile libertà e al contempo un senso di protezione inedito nella sua vita, caratterizzata dalla mancanza di una figura genitoriale. Virginia, una bella e complicata tuffatrice, lo coglie sul fatto e da subito scorge in lui il germe di un talento grezzo che lo invita a coltivare. Il ragazzo, vero maestro nell’arte della diffidenza, non crede di avere una particolare abilità e il suo pessimismo non fa che aumentare quando, a seguito di un tuffo folle da uno scoglio, si ritrova con un braccio temporaneamente immobilizzato, un grave colpo di frusta e un’improvvisa paura del mare, che fino ad un secondo prima era stato il suo rifugio. Il giovane vede così sfumare un sogno che aveva appena avuto il coraggio di accarezzare ma, quel che è peggio, si trova in condizioni economiche precarie non potendo provvedere al proprio sostentamento. A salvarlo è la sua fisioterapista, Lara, che lo sprona, lo accudisce e si affeziona incredibilmente. Per farlo progredire rapidamente nella riabilitazione, Lara decide di portarlo nel minuscolo paesino di pescatori dove risiedono i suoi genitori in modo che Marco possa affrontare anche la talassofobia che gli provoca continui attacchi di panico. Lui, pur restio, decide di affidarsi alla fisioterapista, trovando in lei affetto e conforto e riprendendosi completamente dalle lesioni. Il ragazzo, però, ancora non sa che la vera ragione che ha spinto Lara a condurlo in quel borgo sul mare non ha nulla a che fare con il suo recupero fisico. Il viaggio diventerà quindi l’occasione per svelare un segreto che tormenta la donna da anni e che ha molto a che fare con l’infanzia turbolenta e infelice di Marco. “La leggenda del ragazzo che credeva nel mare” è un romanzo che sussurra, in cui i sentimenti negativi e gli eventi dolorosi sono trattati con grande delicatezza e sensibilità. Basile ci aiuta a vedere il mondo attraverso gli occhi diffidenti di un adolescente abbandonato a sé stesso che sotto sotto spera ancora di trovare un suo posto nel mondo.

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