mercoledì 19 settembre 2018

Recensione libro: “Costruire e abitare. Etica per la città” di Richard Sennett

18 giugno 2018 by · Commenta 

Quando Alexis de Tocqueville giunse per la prima volta in America, nel 1831, di solito uno straniero diretto a New York attraversava il porto da sud, […] Tocqueville invece approdò a New York passando dal nord, lungo la costa. Il primo scorcio che vide di Manhattan fu quello del suo tratto superiore, rustico e verdeggiante, che nel 1831 era ancora un terreno campestre non edificato, con qualche borgo sparso. Ciò che lo elettrizzò, guardando la città, fu l’apparizione subitanea e inattesa di una metropoli nel bel mezzo di un paesaggio naturale quasi incontaminato. Provò l’entusiasmo tipico dell’europeo che arriva in America e che immagina di stabilirsi in questa nuova terra intatta.

“Costruire e abitare. Etica per la città” riassume il pensiero che Richard Sennett ha formato in un’intera esistenza di studio della relazione tra l’ambiente costruito e la qualità della vita. Il celebre sociologo sfrutta tutta la sua esperienza pratica per argomentare la teoria della città aperta, un agglomerato urbano che non preveda divisioni tra area economica e di svago, ma che abbia, al contrario, una struttura flessibile e infrastrutture incompiute che possano prestarsi a più sviluppi futuri. Secondo Sennett, infatti, il design della città ha una particolare influenza e può arricchire o impoverire l’esperienza di coloro che la abitano rendendoli più o meno tolleranti all’eterogeneità culturale. Così lo studioso immagina scuole non isolate in specifici distretti ma integrate nel tessuto urbano, città che tengano conto anche dei mutamenti climatici in corso e grandi negozi che fungano da luogo di ritrovo ed integrazione tra quartieri “bianchi” e “neri” come quello realizzato secondo il progetto della sua equipe del MIT tra Manhattan e Harlem.

Nel libro sono citati moltissimi esempi di città chiuse e città che invece vanno via via aprendosi, da Londra a Parigi, da Barcellona a Shangai, da Mumbai a Medellin e sono riportati, sintetizzati e rivisitati i pensieri di alcuni grandi maestri come Tocqueville, Heidegger, Max Weber e Walter Benjamin. Inoltre, la grande competenza di Sennett come pianificatore pratico permette di individuare con estrema chiarezza quale tipo di città funziona e quale no e perché.

Il libro è interessante, ben strutturato e adatto anche a chi non ha una formazione specifica perché aiuta a riflettere sul modo in cui oggi viviamo la città e su come questo influisca sul nostro lavoro, sulla nostra flessibilità e capacità di accogliere la diversità.

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