mercoledì 19 settembre 2018

Recensione libro: “L’ospite” di Giorgio Faletti

22 giugno 2018 by · Commenta 

Attraversai l’ampia stanza con le vetrate che si aprivano sui vari uffici, sotto gli occhi di un sacco di gente. Mi avvicinai lentamente a Lanzani che mi guardava con crescente preoccupazione. Probabilmente nelle mutande non aveva un paio di palle ma solo la Polaroid di un paio di palle, attaccata con una puntina da disegno. Arrivai davanti a lui e lo guardai fisso negli occhi.

– Benito c’è una cosa che non ti ho mai detto…

La sua voce tremò leggermente.

– Che cosa?

Non ebbe il tempo di reagire. Di colpo afferrai la sua faccia con le mani aperte e l’attirai verso di me. Premetti violentemente le mie labbra sulle sue. Dissi la battuta con un’intensità da Actor’s Studio.

– Ti ho sempre amato.

“L’ospite” raccoglie due racconti di Giorgio Faletti “L’ospite d’onore” e “Per conto terzi”. Ciò che li accomuna è la presenza, appunto, dell’ospite, una creatura che si muove nell’ombra, sconosciuta e inquietante. Che sia un uomo dall’aspetto bizzarro ossessionato dai lecca lecca che osserva da un angolo le prove di uno spettacolo televisivo oppure uno, anonimo, che scende dal treno con una valigetta per soddisfare un desiderio di giustizia da lungo tempo ignorato, l’ospite è paziente, senza scadenze ma possiede una grande determinazione. La sua vita è imperniata sul raggiungimento di un unico capitale obiettivo, una resa dei conti che, una volta ottenuta, potrà finalmente dargli la libertà. Faletti costruisce, con encomiabile maestria, un gioco di scatole cinesi che celano l’intreccio del fato dei vari personaggi con l’ospite si muove sullo sfondo, senza mai far intendere chi vuole colpire né quando. Nel corso della narrazione si passa dall’ironia all’inquietudine in un lampo, instillando nel lettore un’irrequietezza profonda e la spiacevole sensazione di essere braccati ovunque si vada.

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