mercoledì 19 settembre 2018

Cinquina finalista Premio Strega: “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg” di Sandra Petrignani

9 luglio 2018 by · Commenta 

Prima di tutto, Leone l’aveva esortata a scrivere racconti e romanzi perché aveva visto chiaramente in lei la natura dell’artista, del narratore. Ogni tanto lei dubita del proprio talento e pensa che non riuscirà più a scrivere. Ma poi succede qualcosa, sempre, che la riporta a se stessa, al suo mestiere, «per quanto piccolo, per quanto pulce o zanzara di scrittore» possa ritenere di essere, lei è sicuramente uno scrittore.

Sandra Petrignani racconta Natalia Ginzburg in “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg” edito da Neri Pozza e finalista del Premio Strega 2018.  Nata a Palermo e cresciuta a Torino, la Ginzburg è stata una gran donna, scrittrice, consulente editoriale, ma anche un personaggio singolare, che ha vissuto ben più di una vita, e tutte con incredibile intensità. Figlia di Lidia e Giuseppe Levi, risulta un’anomalia fin da ragazzina, una somara negli studi, ma con un mondo interiore vasto e senza confini che la spinge verso la scrittura e la poesia. Non possiede la bellezza dirompente di sua sorella Paola, non condivide con la madre la passione per la moda e i salotti borghesi, al contrario la diverte vestire male, con scarpe slabbrate, senza quasi trucco, i capelli tagliati alla maschietto. Ma sogna l’arrivo di un principe, qualcuno che condivida i suoi ideali e le sue passioni, che veda il mondo come lo vede lei. Quando per la prima volta incontra Leone Ginzburg, non sente alcun tipo di attrazione. Niente scintilla o farfalle nello stomaco, ma riconosce in lui una figura pacata, quasi paterna. Un uomo non molto più grande di lei, ma dall’enorme saggezza, in grado di proteggerla e guidarla. È solo nel periodo che Leone trascorre in carcere perché dichiarato antifascista e apolide che i due si avvicinano, fino ad arrivare al matrimonio nel 1938, dopo la scarcerazione. Il loro è un sodalizio tanto personale quanto professionale: Leone, grande esperto di letteratura e editoria, riconosce nella moglie il germe dello scrittore e la spinge a pubblicare, prima su riviste letterarie, come Solaria, poi veri e propri romanzi. I coniugi Ginzburg conoscono un periodo felice insieme, fino al nuovo arresto e alla morte di Leone, in carcere, nel 1944. Natalia si trova così privata di sostegno e amore, non ancora trentenne, con tre figli piccoli orfani di padre. È devastata, ma comunque poco incline a piangersi addosso: sceglie dunque di allontanarsi dalla sua famiglia e trasferirsi a Roma, dove lavorerà nell’editoria, firmandosi sempre col cognome dell’amato marito, martire per la patria. È questo un periodo di ricostruzione nel quale viene fuori la sua vera natura, quella della leader, della capobranco. Si impegna nel lavoro, intreccia un’amicizia duratura con Giulio Einaudi, ma è Cesare Pavese il suo pilastro in questi anni, la accompagna nel mondo dell’editoria, la sostiene quando il dolore sembra abbattersi su di lei ancora e ancora in un ciclo che sembra senza fine. È un periodo fecondo di collaborazioni, in cui la Ginzburg conosce alcune delle personalità più importanti del Novecento: coopera con Italo Calvino che scrive di lei: «Natalia Ginzburg è l’ultima donna rimasta sulla terra. Tutti gli altri sono uomini», è amica di Elsa Morante e di Salvatore Quasimodo, con il quale intreccia una relazione, che si interromperà a seguito del matrimonio di lui. Ma è in Gabriele Baldini che trova nuova stabilità: lui è diverso da Leone, meno paterno, più giovane di tre anni, ma divertente ed eclettico, leggero, interessato a moltissime cose. Sembra un sodalizio improbabile, ma i due trovarono l’uno nell’altra solidità e ironia, e, finalmente, un po’ di felicità. Ma il dolore si ripresenta, puntuale, prima il suicidio di Cesare Pavese, che la colpisce profondamente, negli anni a venire i molteplici aborti, l’encefalopatia della figlia Susanna, che sopravvive all’operazione, ma con gravi handicap, la perdita dei genitori. Tuttavia, questi sono anche anni di successi: la Ginzburg, infatti, scrive per il teatro e vince il Premio Strega con Lessico famigliare. Una donna imponente, fiera, coraggiosa, quella raccontata da Sandra Petrignani che, con il piglio della biografa, racconta un personaggio oggi poco conosciuto ma dall’importante caratura, la cui esperienza non può essere altro che un esempio per molti.

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