mercoledì 18 luglio 2018

Cinquina finalista Premio Strega: “Questa sera è già domani” di Lia Levi

9 luglio 2018 by · Commenta 

I provvedimenti contro gli ebrei continuavano a cadere a scansione lenta, come quei goccioloni radi ma già carichi che preludono alla tempesta. Si ritrovarono fradici senza neanche essersene accorti. Le Leggi diventarono operative ancor prima che fossero pubblicate. La lettera intestata della Demografia e razza la portò a casa Rimon un grosso carabiniere ansante per aver fatto le scale a piedi. Marc scrutò la busta, si lasciò andare sulla prima sedia che gli capitò e rimase a lungo muto, con il foglio che rischiava di sfuggirgli di mano. «Espulsione» scandì all’improvviso rompendo un silenzio che già si era fatto protettivo.

Quella della quale Lia Levi racconta in “Questa sera è già domani” è una famiglia ebrea come tante: Marc, un padre immigrato, una madre, Emilia, rigida ed attaccata alla sua terra oltre ogni logica, un figlio, Alessandro, considerato un piccolo genio. Sono persone comuni e la loro vita, in altre circostanze, sarebbe potuta scorrere con relativa tranquillità, appena sfiorata dagli avvenimenti storici circostanti. Non fosse per il fatto che è il 1938, e gli ebrei tedeschi ed austriaci stanno cercando un posto nel quale rifugiarsi perché l’occupazione tedesca e l’antisemitismo ormai dilagano. Trentadue paesi si riuniscono per capire come arginare questa diaspora improvvisa, ma nessuno si offre volontario. Gli italiani hanno ben poca percezione di questi avvenimenti perché il regime fascista già controlla la stampa e giornali esteri non se ne trovano; fa eccezione L’Osservatore Romano, unico quotidiano “estero” ancora reperibile in edicola. Per questo l’oscurantismo che volteggia come un grosso avvoltoio sulle teste degli italiani, non colpisce Marc, che riesce a percepire l’ombra della tragedia che strisciando piano si avvicina alla sua famiglia. La sua idea è quella di lasciare il paese col resto del nucleo famigliare, approfittando del passaporto inglese. Ma se Marc è un uomo dall’intelligenza non comune, è anche molto poco volitivo e lascia che sua moglie Emilia, ottusa, ignorante  e religiosa secondo convenienza, lo costringa a restare. Ma l’orrore comincia a filtrare anche sotto la porta dei Rimon, specialmente quando giungono alle loro orecchie i racconti dei primi emigranti austriaci arrivati a Genova. La segregazione, gli insulti, i vicini che salutavano il giorno prima e ora fingono di non vederti, i negozi bruciati fino alle fondamenta. Ma la famiglia è combattuta, ancora una volta,  perché scappare può voler dire avere salva la vita, ma lasciare Genova con il suo mare, i ricordi, la casa, può voler dire non trovarla mai più, cancellare con un definitivo colpo di spugna l’esistenza di nonni e zii, cugini alla lontana, tutta un’epopea familiare cui Emilia in particolar modo è ferocemente attaccata e non vuole lasciar andare.

“Questa sera è già domani” racconta la caducità della vita e la repentinità con cui tutto può cambiare e la guerra e l’odio ci possono piombare addosso.  Attorno a Marc, Alessandro ed Emilia ruotano zie e zii, cugini scomparsi e vicini che verranno sconvolti e scossi in profondità da un regime che insiste a spogliarli di tutte le loro certezze, gettandoli nella miseria e nello sconforto.

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