giovedì 18 ottobre 2018

Recensione libro: “Inviata speciale” di Jean Echenoz

31 luglio 2018 by · Commenta 

Camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antracite, scarpe basse, taglio alla Louise Brooks e curve alla Michèle Mercier – un insieme che sembrerebbe stridente, e invece no, sta d’incanto. Trentaquattro anni, poco attiva e poco qualificata – a malapena un diploma di scuola superiore -, moglie di un uomo i cui affari vanno o perlomeno andavano  a gonfie vele: vita materiale facile, vita matrimoniale per niente.

Constance, una Mata Hari postmoderna, è la protagonista del nuovo romanzo di Jean Echenoz“Inviata speciale”. L’autore di “Correre” e “Lampi” e “Ravel” torna raccontandoci la più improbabile delle spy story, al centro della quale si trova, appunto, Constance, trentaquattrenne moglie di un mediocre compositore, con un matrimonio che oscilla in continuazione tra il baratro e la quiete. Casualmente, su di lei si concentrano le attenzioni di un generale con il gusto per l’intrigo, in cerca una donna carina e che non chieda spiegazioni, in grado di infiltrarsi e compiere una delicata missione in Corea del Nord. Quello che l’autore genera è un romanzo scanzonato, ironico, un incrocio tra un noir e un film d’azione, il tutto accompagnato da una comicità sottile e da un’incredibile leggerezza, anche e soprattutto nei momenti di massima violenza ed erotismo. Completano il quadro un marito depresso che dopo essere diventato celeberrimo con una hit, soffre della sindrome della pagina bianca e che, di fronte al rapimento della moglie e alla conseguente richiesta di riscatto,  traccheggia, più scocciato che preoccupato per la sua consorte.

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