sabato 22 settembre 2018

Recensione libro “In America” di Tiziano Terzani

7 settembre 2018 by · Commenta 

Gli ultimi avvenimenti in Vietnam, che pur hanno enormemente colpito l’attenzione del grosso pubblico, non hanno sostanzialmente modificato il suo atteggiamento nei confronti della guerra. La mia impressione è che chi era contro prima lo è di più, chi era a favore non lo è di meno, e chi (e sono ancora tanti!) non sapeva cosa pensare lo sa meno di prima. […] Per ogni americano in più che muore in Asia, diventa più consistente l’argomento che ritirarsi o cercare un compromesso significherebbe aver fatto invano tutti i sacrifici e aver sprecato le vite dei soldati.

Tiziano Terzani è un giornalista celebre per la sua conoscenza approfondita dell’Asia. Nei suoi “In Asia”, “Buonanotte, signor Lenin” e “Un indovino mi disse” ha raccontato le particolarità di un continente variegato e pieno di storia e tradizione, che Terzani ha girato in lungo e in largo trasformandolo per tre decadi nella sua casa. Tramite queste opere si può comprendere il misticismo, vedere tramite gli occhi pieni di curiosità del reporter realtà incredibili e ci si può addentrare nella storia di alcune nazioni che, sotto molti aspetti, ci risultano ancora estranee. Ma c’è stato un tempo in cui la bussola del giovane giornalista non era ancora puntata verso l’oriente, ma verso l’occidente più profondo, quello degli Stati Uniti. È il 1966 e il celebre corrispondente ha solo 28 anni, quando gli viene assegnata la borsa di studio della Harkness Foundation di New York che copre due anni di studi post-universitari e un lungo viaggio attraverso gli States. Da questa esperienza nasce l’inedito “In America”, dagli anni che lui e sua moglie trascorrono a New York, una città in fermento in un periodo storico tumultuoso che vede affiancati Hippies e Martin Luther King, Nixon e McCarthy. E mentre Terzani si sposta da New York alla California, attraverso «la pancia dell’America», così chiama gli stati centrali, ognuno con una sua particolarità che fa immediatamente capire quanto l’America sia incredibilmente eterogenea, incontra periodi di grande entusiasmo e di profonda delusione, sviluppando il suo proverbiale disprezzo per il capitalismo ed esprimendo in pieno il clima altalenante di quegli anni di grande progresso ed emancipazione, ma che hanno portato anche scandali, guerra e morte.

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