sabato 22 settembre 2018

Recensione libro: “Peccato mortale” di Carlo Lucarelli

13 settembre 2018 by · Commenta 

Fratojanni si tolse gli occhiali e cominciò a sfregarli con un fazzoletto che aveva sfilato dal taschino della giacca. Lentamente, pollice e indice, millimetro per millimetro. De Luca si sentiva friggere, anche perché il commissario capo aveva una cartellina bianca davanti a sé, sulla scrivania, e ci batteva sopra una delle stanghette, come se dentro ci fosse qualcosa di molto importante.

Torna il commissario De Luca con una nuova indagine che si colloca tra luglio e il settembre del 1943, in un’Italia che sta rapidamente mutando, dal regime fascista fino all’armistizio, alla fine di una guerra che ci vorrà ancora un bel pezzo prima che finisca davvero. In “Peccato mortale” di Carlo Lucarelli ritroviamo De Luca e la sua squadra, che incappano accidentalmente nel cadavere di un uomo senza testa. Una situazione strana che si rivela ancora più complicata quando viene scoperta una testa che non combacia con il corpo. Ma come si può dare la caccia ad un assassino in un mondo che brulica di assassini? Questo problema De Luca non se lo pone, fedele al suo mantra “sono solo un poliziotto”. Anche se tali parole cambiano radicalmente di significato quando l’indagine sembra dirigersi verso il console della Milizia.

In un mondo nel quale chi ha il potere si macchia dei più atroci delitti, in cui la pulizia etnica viene tacitamente accettata con la convinzione che alcune minoranze portino con loro qualcosa di sporco e di impuro, in un mondo nel quale giustizia è solo una parola che cela gli interessi dei potenti, un uomo come De Luca, fedele alla legge, anche se a quella fascista, può dirsi ancora giusto?

“Peccato mortale” più di ogni altro libro prima, mette il commissario De Luca in conflitto con le sue convinzioni, in difficoltà e di fronte ad una scelta che modificherà la sua carriera per sempre.

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