giovedì 18 ottobre 2018

Recensione libro: “21 lezioni per il XXI secolo” di Yuval Noah Harari

21 settembre 2018 by · Commenta 

Il monoteismo ha fatto poco per migliorare le qualità morali della nostra specie – pensate davvero che i musulmani siano intrinsecamente più etici degli indù, solo perché credono in un unico dio mentre gli indù credono in molti dei? I conquistadores spagnoli erano moralmente migliori delle tribù pagane Inca e Azteche del Centro America? Quello che il monoteismo ha fatto di sicuro è stato rendere molti popoli più intolleranti, contribuendo a legittimare e a promuovere le persecuzioni religiose e le guerre sante.

Yuval Noah Harari è uno storico e un saggista, anche se queste parole non sono sufficienti a definirlo. Harari, infatti, è molto più di questo, nei suoi saggi è di una chiarezza disarmante e ha la rara capacità di trattare fenomeni di portata mondiale rendendoli comprensibili a chiunque. È per questo che il suo libro “Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità” è stato tradotto in trenta lingue vendendo oltre un milione di copie. La sua nuova opera, “21 lezioni per il XXI secolo”, dedicata al marito Itzik Yahav, presenta la stessa accessibilità e un impianto tripartito come le tre macro tematiche cui l’uomo si trova di fronte, nel presente:  la guerra nucleare, il cambiamento climatico e la rivoluzione tecnologica.

Di fronte a queste minacce, l’uomo, sostiene Harari, non può più affidarsi ai sistemi politici passati e attuali tantomeno alla religione, usata spesso come metodo di indottrinamento nel corso della storia. La caratteristica fondamentale per poter affrontare questi mutamenti epocali, è che l’uomo riacquisti una facoltà che sembra essere andata largamente perduta: la lucidità. Quella che permette di riconoscere il vero dal falso e che spoglia la realtà di tutte le illusioni sovracostruite rendendola razionale. Affidarsi alla scienza, dunque, alle informazioni verificate, in un mondo in cui il quantitativo di fake news sembra volerci sommergere. E se c’è un unico vantaggio che abbiamo sul passato è che con il flusso di conoscenza che i nuovi media ci rendono disponibile, il futuro sembra un po’ meno imperscrutabile e spaventoso.

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