lunedì 17 dicembre 2018

Recensione di “The Game” di Alessandro Baricco

2 ottobre 2018 by · Commenta 

Due mondi. Il termometro con il mercurio e quello digitale. Il vinile e il CD. La pellicola cinematografica e il DVD. Calciobalilla e videogame. Due mondi. Un possibile difetto del secondo (quello digitale) è che non è in grado di registrare tutte le sfumature del reale: lo registra a salti, una volta ogni tanto: per capirci, la lancetta sull’orologio del campanile si muove di un moto continuo, colma ogni micro istante del tempo, così come il mercurio, cambiando volume nel termometro, si spostava nella colonnina colmando ogni microlivello di temperatura: ma il vostro orologio digitale non lo fa, magari vi conta i secondi, magari anche i decimi o i centesimi, ma poi a un certo punto smette di contare e salta alla cifra dopo: lì, in mezzo c’è una porzione di mondo (infinitesimale) che il sistema digitale si perde per strada.

Alessandro Baricco torna con “The Game”, un ideale proseguimento del suo “I barbari” del 2006. The Game: è così che Baricco chiama la nostra realtà, sempre più digitale e social e questo libro si propone di spiegarla, agendo come una mappa, una guida per orientarsi nel  mondo affermatosi dopo un cambiamento epocale largamente annunciato ma dai molti risvolti inaspettati. Il viaggio parte dalla Silicon Valley, un luogo che a visitarlo non trasmette molto il concetto di rivoluzione con le sue villette a schiera, ma che ne è impregnato, perché tra quelle villette c’è anche quella il cui garage ha ospitato due giovani visionari: Steve Jobs e il grande e potente Wizard of Woz, Steve Wozniak, fondatori della Apple. Ma la Silicon Valley non è un posto per nostalgici che venerano il passato, è Baricco, quindi, ad assumersi il  compito di ricordare e ricostruire come sia nata questa nuova “civiltà digitale”, passando attraverso Facebook, Google, WhatsApp e Snapchat.

2012 Nasce Tinder, e riesce a sdoganare per sempre un penoso desiderio che avevamo quasi tutti: tornati a casa completamente scoglionati, poter scegliere in un catalogo un partner mai visto prima con cui uscire a cena [o eventualmente entrare in un letto]. Non era la prima volta, ovviamente, che qualcuno provava a mettere su un sito di incontri, ma la genialità di Tinder fu quella di capire che stare lì a scegliere nel catalogo con le chiappe sul sofà e la tv accesa rappresentava per la stragrande maggioranza degli umani una cosa più divertente che uscire a cena o accoppiarsi veramente. Così si ebbe gran cura a far diventare quel catalogo una specie di videogame elementare, sottilmente erotico, e facilissimo da giocare. Praticamente un solitario con le carte. Il fatto che non fosse escluso ritrovarsi poi, due ore dopo, a pomiciare con la donna di picche contribuì al successo.

È una realtà che Baricco indaga con lucidità e grande ottimismo, spingendo il lettore a cogliere ciò che di  eccezionale e sorprendente c’è in questa rivoluzione senza farsene spaventare né sopraffare. “The Game” è un saggio che si legge come un romanzo, ironico, divertente e frutto di un’analisi accurata che, lungi dall’essere esaustiva, fornisce le competenze per comprendere la nuova realtà che ci circonda.

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