venerdì 16 novembre 2018

Recensione di “Balle mortali” di Roberto Burioni

12 ottobre 2018 by · Commenta 

Le bugie raccontate a chi è malato,o anche a chi solo crede di esserlo, sono terribili. Prima di tutto perché vengono propinate a persone estremamente vulnerabili. Quando la medicina dice «Ti aspetta una cura dolorosa e difficile, e non sono sicuro che guarirai», chi dice «Non hai nulla e starai benissimo semplicemente cambiando la tua dieta» ha gioco facile: sta dicendo al paziente quello che lui desidera sentirsi dire e quello che vuole credere. Ma l’altro motivo per cui le menzogne nel campo della salute sono particolarmente gravi è che le loro conseguenze possono essere catastrofiche. Le bugie, si dice, hanno le gambe corte. Ma quando riguardano la salute corrono abbastanza velocemente da raggiungere chi le crede e ucciderlo, come vi racconterò in questo libro.

Roberto Burioni, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia  presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano è diventato piuttosto famoso per alcune risposte date sui social ad impenitenti no-vax che insistevano nel cimentarsi nella scienza medica pur non avendone titolo. Per usare un eufemismo. Burioni, con educazione e senza insulti, cosa che, nel mondo dei social, non è così scontata come si potrebbe pensare, si limita a rispondere, spiegando i fondamenti scientifici di determinate pratiche e ricevendo, spesso, risposte maleducate e offensive da presunti tuttologi ed esperti. In questo libro, “Balle mortali. Meglio vivere con la scienza che morire coi ciarlatani”, Burioni racconta alcuni episodi di cronaca legati a malattie come l’AIDS e il diabete, spiegando come l’avvento delle medicine e dei vaccini abbia portato a ridurre drasticamente la mortalità e citando alcuni casi in cui i malati, affidandosi a santoni, omeopati, o medici dai metodi fin troppo alternativi siano stati condotti da questi alla tomba. Prendiamo per esempio Liborio Bonifacio veterinario nato all’inizio del secolo scorso e convintosi di poter curare il cancro con un siero di sua invenzione contenente ghiandole intestinali delle capre, a suo parere immuni ai tumori.

Il quadro nella mente di Bonifacio è completo. Le capre non si ammalano di tumore (ma non è vero) così come gli uccelli non si ammalano di tetano (ma neanche questo è vero), ho riflettuto profondamente su quale può essere il motivo (e non mi pongo certo il problema di verificare se la mia riflessione abbia portato a conclusioni vere o sia una semplice fantasia), siccome «ghiandole intestinali» è una definizione vaga utilizzo le feci (che sono più comode da ottenere) e per stare tranquillo ci aggiungo anche l’urina, il farmaco è pronto.

Alcuni sembrano episodi inventati da quanto sono lontani dalla realtà, un veterinario convinto che con lo sterco si possano curare i tumori, due genitori che lasciano morire una figlia di diabete perché un medico alternativo ha imposto loro di non iniettarle l’insulina regolarmente prescritta al Pronto Soccorso, bambini che muoiono d’otite perché i loro genitori sono convinti che la malattia debba solo decorrere, una donna persuasa che l’Hiv, individuato tempestivamente nel suo organismo, sia frutto di un complotto farmaceutico per vendere medicinali. Tutti fatti conclusi con la morte del paziente non curato, ma che ci insegnano, in un’era nella quale è difficile distinguere le fake news dalle vere notizie, che la scienza, quando fatta con tutti i crismi, è sempre una certezza, e che dobbiamo tenerci alla larga da sedicenti “studiosi” anche quando siamo spaventati perché la malattia ha colpito noi o qualcuno che amiamo.

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