venerdì 16 novembre 2018

“Senza mai arrivare in cima”: il viaggio intimo di Cognetti in Nepal

8 novembre 2018 by · Commenta 

Chiusi gli occhi per concentrarmi sul mormorio del monaco e distinsi l’odore di incenso, di cuoio, del burro di yak bruciato nella lampada, della montagna che entrava dalla finestrella. Erbe appassite, umidità notturna che evaporava, roccia scaldata dal sole, mattina. Anche in un posto antico come quello la montagna odorava sempre di nuovo.

Dopo “Le otto montagne”, vincitore del Premio Strega 2017, esce per Einaudi il nuovo libro di Paolo Cognetti, un delicato taccuino di viaggio dal titolo “Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya”.

Nel libro, Cognetti racconta la propria esperienza in Nepal, riuscendo nella magia di portare il lettore con sé nella terra di Dolpo, un altopiano nella regione a nord-ovest del Nepal, al confine col Tibet. L’incanto e la visionarietà con cui Cognetti descrive profumi, scenari e luci di questo “piccolo Tibet in terra nepalese” è sorprendente. Alla scelta raffinata delle parole, si aggiunge la semplicità dei disegni, schizzi presi a matita in un quaderno tenuto al riparo nel sacco a pelo, e qui integrati nel libro.

Cognetti intraprende il viaggio con due fidati compagni: Remigio, amico di una vita e montanaro di montagne più familiari, le Alpi; e Nicola, che è anche colui che disegnerà la copertina del libro. Oltre a loro, altri viaggiatori partecipano alla spedizione, e poi guide, portatori, animali e altre persone incontrate per caso lungo il cammino. L’escursione è impegnativa e faticosa, e, come Paolo sa bene da quand’era bambino, “la montagna è abitata da spiriti, non maligni, ma severi con l’uomo”: sono loro, forse, a scombussolargli lo stomaco e la testa e a disorientarlo. O forse, è la vastità del vuoto che lo circonda a dargli le vertigini.

Eppure com’era bello, com’era diventato istintivo e necessario, quel rimettersi in cammino. Lasciarsi il mondo conosciuto alle spalle e scoprire ogni volta un pezzo nuovo di mondo. Camminare era la nostra missione quotidiana, la nostra misura del tempo e dello spazio. Era il nostro modo di pensare, di stare insieme, di attraversare il giorno, era il lavoro che i nostri corpi ormai facevano da soli. Benché smagriti, acciaccati, febbricitanti, ogni mattina si tiravano in piedi e si rimettevano in marcia mansueti come muli. Camminare riduceva la vita all’essenziale: cibo, sonno, incontri, pensieri. Nessuna invenzione della nostra epoca ci serviva a qualcosa, mentre camminavamo, se non un buon paio di scarpe e, nel mio caso, un libro nello zaino.

Il libro è “Il leopardo delle nevi” di Peter Matthiessen ed è davvero una guida spirituale per Cognetti, dal principio alla fine del suo cammino.

“Senza mai arrivare in cima” di Paolo Cognetti è la storia di un viaggio a tu per tu con se stessi alla soglia dei quarant’anni. Una conversazione intima col proprio io, di fronte alle meraviglie del creato.

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