domenica 09 dicembre 2018

Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa

19 novembre 2018 by · Commenta 

Allora la balenottera azzurra gli aveva detto che non erano le stelle a brillare, ma delle cose che gli uomini chiamavano lampade, e che dentro le lampade bruciava una parte di noi balene.
Non ci davano la caccia per cibarsi delle nostre carni, ma per l’olio dei nostri intestini, che ardeva illuminando le loro case. Non ci ammazzavano per paura della nostra specie; lo facevano perché gli uomini temono il buio e noi balene possediamo la luce che li libera dalle tenebre.

Esce per Guanda un’altra favola dell’amatissimo autore di “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”: il nuovo libro del cileno Luis Sepúlveda s’intitola “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”.

“Si raccontano molte storie nel Sud del mondo”: una di queste riguarda un capodoglio grande e bianco come la luna. Se si ha fortuna, poi, posando all’orecchio una conchiglia, si può sentire proprio lui, quel capodoglio, raccontarla. Luis Sepúlveda rinarra il grande mito della balena bianca, ribaltandone la prospettiva: non è più lo sguardo furioso del baleniere, ma l’occhio piccolo e lucido della balena a custodire la verità.
Mocha Dick racconta il ciclico ripetersi dei suoi giorni tra la superficie e le profondità abissali. E poi, un giorno, la rottura della quiete: l’incontro con l’uomo e con la sua avidità.

«Parlano di te» dicevano i delfini, «ti chiamano Mocha Dick, la grande balena bianca, e addirittura offrono una ricompensa all’equipaggio che ti ucciderà.»

Sepúlveda riesce ancora una volta a decentrare lo sguardo, spingendoci ad abbandonare la prospettiva antropocentrica ed egoista attraverso cui pensiamo il mondo. Con la semplicità della favola, in grado di parlare a bambini ed adulti, ci mostra come gli animali, spesso, sono “più umani” di noi.

Mi sembrò molto strano il comportamento degli uomini in questo loro incontro in mare. La minuscola sardina non attacca un’altra sardina, la lenta tartaruga non attacca un’altra tartaruga, il vorace pescecane non attacca un altro pescecane. A quanto pare gli uomini sono l’unica specie che attacca i propri simili, e non mi piacque questa cosa che imparai da loro.

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