martedì 22 gennaio 2019

“Middle England”: il nuovo romanzo di Jonathan Coe sull’Inghilterra della Brexit

10 dicembre 2018 by · Commenta 

“Non capisci come siete esasperanti, tu e tutti quelli come te, con quell’aria di superiorità morale che avete sempre nei nostri confronti.”
Sophie lo interruppe. “Scusa, di chi stai parlando? Chi sono quelli come me? E gli altri?”
Invece di rispondere alla domanda, Ian ne pose un’altra: “Secondo te, come andrà il referendum?”.
“Non cambiare discorso.”
“Non lo cambio. Secondo te, come andrà a finire?”
Sophie capì che lui intendeva insistere su quella linea di interrogatorio. Gonfiando le guance, disse: “Non lo so… Restare, probabilmente”.
Ian sorrise soddisfatto accennando di no. “Ti sbagli,” disse. “Vincerà chi vuole uscire. Lo sai perché?”
Sophie scosse la testa.
“Per via di quelli come te,” disse in un tono di tranquillo trionfo. E ripeté, puntandole contro un dito: “Quelli come te”.

È uscito per Feltrinelli “Middle England”, l’ultimo romanzo di Jonathan Coe. Dopo “La banda dei brocchi” e “Circolo chiuso” l’autore britannico torna a raccontare le vicende dei Trotter, una tipica famiglia delle Midlands inglesi.
Se “La banda dei brocchi” raccontava l’Inghilterra degli anni Settanta, “Middle England” si svolge a quarant’anni di distanza, tra l’aprile 2010 e il settembre 2018. Sono anni densi per l’Inghilterra: il peso della crisi economica si fa sentire, l’immigrazione è in aumento, sul mondo del lavoro gravano disoccupazione e precariato, e la gente, intanto, dà prova del proprio malcontento.

Oltrepassarono di corsa una Mazda MX5 che stava bruciando. C’era una straordinaria energia nell’aria e ciò che Coriander sentiva in fondo alla gola non era il fumo proveniente dall’auto in fiamme, ma il gusto aspro e tonificante della rabbia. I manifestanti erano arrabbiati per l’assassinio di Mark Duggan, avvenuto quattro giorni prima, e per gli anni di maltrattamenti da parte della polizia, mentre i poliziotti erano arrabbiati per la protesta non autorizzata e per la violenza da cui si sentivano minacciati. Anni di rancore, di coesistenza irosa, amara, carica di risentimento, avevano portato la situazione a un punto esplosivo. Era fantastico.

Come ogni romanzo familiare che si rispetti, “Middle England”, è un racconto a molte angolature e dai molti personaggi. Eppure c’è una vicenda più incisiva delle altre: è quella di Sophie, la figlia di Lois Trotter, che quando il romanzo si apre ha appena concluso i suoi studi in Storia dell’arte e si appresta a iniziare la sua carriera di ricercatrice. Dopo anni di storie deludenti con uomini presunti intellettuali, Sophie s’innamora di un istruttore di guida con le spalle da rugbista. Il suo nome è Ian e, mentre nel caldo agosto del 2011 in Inghilterra c’è chi scende in piazza spaccando vetrine e bruciando macchine, i due decidono di sposarsi. Nel matrimonio di Sophie e Ian l’Inghilterra può guardarsi come in uno specchio: progressista lei e conservatore lui, arriveranno alla rottura proprio mentre la loro nazione è spezzata in due dal referendum per la Brexit.

“Middle England” è un romanzo straordinario, dove privato e politico s’intrecciano con raffinata efficacia. È la storia di un Paese (in parte) frustrato e razzista, che malcela la propria aggressività dietro al politically correct. Un racconto pervaso d’ironia e di critica sociale, ma che si guarda bene dal cinismo e che non rinuncia a infondere nel lettore un barlume di speranza e di apertura.

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