martedì 22 gennaio 2019

“Navi a perdere”: il romanzo-inchiesta di Lucarelli sullo scarico di rifiuti tossici in mare

14 dicembre 2018 by · Commenta 

In tutti i grandi romanzi, soprattutto quelli dell’inquietudine e del mistero, li abbiano scritti Dostoevskij, Simenon, Poe, Giorgio Scerbanenco o Joseph Conrad, il protagonista è sempre l’Uomo Che Cerca. Che cerca un filo, un senso, la verità, una forma da dare alle cose per uscire dall’angoscia propria di quella inquietudine e di quel mistero.
Ecco, in questa storia, se fosse un romanzo, il capitano Natale De Grazia sarebbe l’Uomo Che Cerca.

Einaudi ha da pochi giorni pubblicato per la serie Stile Libero Big “Navi a perdere” di Carlo Lucarelli. La riproposizione di questo libro, uscito per la prima volta dieci anni fa per Edizioni Ambiente, si rivela ad oggi non solo giustificata dall’immutata attualità del tema trattato – lo smaltimento abusivo di rifiuti in mare –, ma doppiamente motivata dall’urgenza che stanno assumendo le questioni ecologico-ambientali.

“Navi a perdere” è un’inchiesta breve e dal ritmo serrato che ruota attorno alla Rosso, una motonave da carico, arenatasi sulla spiaggia di Formiciche in Calabria; neanche a farlo apposta, 28 anni fa esatti, il 14 dicembre 1990. La Rosso, a dire il vero, è solo una delle molte “navi a perdere”, affondate o spiaggiate nel Mediterraneo in circostanze poco chiare dagli anni Ottanta ad oggi; e di poco chiaro, ogni volta, c’era anche il carico che quelle navi trasportavano. Su quello della Rosso stava indagando Natale De Grazia, un Uomo che Cerca, ma anche il capitano di corvetta al comando della Capitaneria di porto di Reggio Calabria nel 1995. Lui e i suoi colleghi della procura di Reggio Calabria avevano modo di sospettare che la Rosso trasportasse un carico “particolare” e che l’arenamento non fosse esattamente un incidente. Poi, d’improvviso, mentre cerca di raggiungere La Spezia per verificare delle informazioni che potrebbero essere decisive, De Grazia è stroncato da un arresto cardiocircolatorio. Potrebbe essere l’inizio di uno degli splendidi noir di Lucarelli; ma, purtroppo, non lo è.

Quando si ricostruisce una rotta su una mappa si prende una matita e si segna un punto, chiamiamolo punto A, che è quello di partenza, poi si va alla destinazione e si segna un altro punto, calcando forte con la matita, perché si ha sempre fretta di arrivare, chiamiamolo punto Z. In mezzo possono esserci altri punti, e la linea che li unisce tutti è la nostra rotta.
Bene, ce ne sono alcune, di rotte, che hanno un punto di partenza ma non un punto di arrivo. Nei documenti sì, c’è il porto da cui hanno salpato le navi e c’è anche quello di attracco, ma laggiù, quelle navi, non le ha mai viste nessuno. E se si segue la rotta disegnandola con la matita e calcolando il percorso, la velocità, il tempo trascorso e la distanza, ecco che la punta della matita si ferma sulla mappa davanti alle coste della Calabria, in particolare quella ionica di fronte a Capo Spartivento.

Navi a perdere” è un’inchiesta avvincente come un romanzo, che Lucarelli conduce con onestà e rigore. Ma è anche un invito appassionato a non smettere mai di cercare, a non rinunciare alla verità, anche quando questa è brutta e tossica, un po’ come un container pieno di rifiuti.

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