martedì 22 gennaio 2019

“Serotonina”: Michel Houellebecq scrive un nuovo grande libro sulla felicità impossibile

11 gennaio 2019 by · Commenta 

“È una piccola compressa bianca, ovale, divisibile.

Verso le cinque o a volte le sei di mattina mi sveglio, il bisogno è al culmine, è il momento più doloroso della mia giornata. Il mio primo gesto è attivare la caffettiera elettrica; la sera prima ho riempito il serbatoio di acqua e il filtro di caffè macinato (di solito è Malongo, sono rimasto piuttosto esigente in fatto di caffè). Mi accendo una sigaretta solo dopo aver bevuto un primo sorso; è una costrizione che mi impongo, un successo quotidiano che è diventato il mio principale motivo di orgoglio (va comunque detto che il funzionamento delle caffettiere elettriche è rapido). Il sollievo che mi dà la prima boccata è immediato, di una violenza stupefacente. La nicotina è una droga perfetta, una droga semplice e dura, che non dà nessuna gioia, che si definisce interamente con l’astinenza, e con la cessazione dell’astinenza.

Qualche minuto più tardi, dopo due o tre sigarette, prendo una compressa di Captorix con un quarto di bicchiere di acqua minerale – in genere Volvic.

Comincia così “Serotonina”, l’ultimo libro di Michel Houellebecq uscito ieri per La nave di Teseo.

Giunto in libreria a quattro anni da “Sottomissione” e a più di dieci dal famoso e ultra-discusso “Le particelle elementari”, “Serotonina” non smentisce il genio di Houellebecq. Provocatore e politically uncorrect come sempre, l’autore torna su temi a lui cari – il sesso, l’alienazione, la misoginia, l’inabissamento – e lo fa con una narrazione scritta in prima persona, che ha per protagonista Florent-Claude Labrouste.
Florent-Claude, il quale peraltro detesta il suo nome, è un uomo di quarantasei anni dipendente dal Captorix, dalla nicotina, e forse anche dall’alcool. Un uomo che ha conosciuto la felicità, «posso parlarne con competenza», ma ne ha anche conosciuto la fine, con ciò che ne deriva. Tutto quello che desidera ora è liberarsi dalla sua relazione snervante con una ventenne giapponese e dal suo poco entusiasmante impiego al ministero dell’Agricoltura. Ecco perché un giorno decide semplicemente di dileguarsi nel nulla e continuare a “sopravvivere” in un anonimo hotel di Parigi. Uno dei pochi in città non ancora 100% non fumatori.
Houellebecq racconta questa storia, la storia di un depresso impotente, con un’ironia dissacrante, travolgente e amara, che fa del protagonista, agli occhi del lettore, un uomo tanto ripugnante quanto seducente.

Odiavo Parigi, quella città ammorbata da borghesi ecoresponsabili mi ripugnava, può darsi che fossi un borghese anch’io ma non ero ecoresponsabile, andavo in giro con un 4×4 diesel – forse non avevo combinato granché di buono nella vita ma almeno avrei contribuito a distruggere il pianeta – e sabotavo sistematicamente il programma di raccolta differenziata varato dall’amministratore del palazzo buttando l’umido nel recipiente per il vetro e le bottiglie vuote nel cassonetto riservato alla carta e agli imballaggi.

Serotonina” di Michel Houellebecq è un romanzo potente, che inaugura con forza la stagione letteraria del 2019. Ne sentiremo senz’altro parlare a lungo.

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