domenica 24 marzo 2019

“Rien ne va plus”: un’altra puntata al casinò per il Rocco Schiavone di Manzini

14 Gennaio 2019 by · Commenta 

Sul pavimento c’era ancora il sangue lasciato da Romano Favre, una chiazza scura, aveva la forma della Gran Bretagna. La pioggia lacrimava sui vetri della porta-finestra accostata che dava sul giardino e aveva sciolto tutta la neve caduta nei giorni precedenti. Sullo stipite chiari i segni di scasso. Si sedette sul letto e chiuse gli occhi. Respirò l’odore della casa, ogni casa ne ha uno. Percepiva un sentore acre e metallico misto a terra bagnata. Si passò la mano fra i capelli fradici e se l’asciugò sulla sopraccoperta. Cosa gli era sfuggito?

Sellerio ha pubblicato “Rien ne va plus”, l’ultimo libro di Antonio Manzini, che riprende la vicenda di Rocco Schiavone da dove l’avevamo lasciata in “Fate il vostro gioco”.

L’assassino di Romano Favre è stato arrestato: eppure il caso non è ancora veramente risolto. Schiavone sa che quel morto sta portando con sé dei segreti. Ecco perché quando scompare nel nulla un furgoncino portavalori, con un carico di oltre 3 milioni di euro provenienti dal casinò di Saint-Vincent, Rocco non ha più dubbi: quella rapina ha a che fare col precedente omicidio. Il ruvido vicequestore, interpretato sul piccolo schermo da Marco Giallini, mobilita subito la propria squadra: devono far luce sulla faccenda e presto, prima che un’altra inchiesta, che minaccia di infangare le istituzioni valdostane, si guadagni la prima pagina.

Per la prima volta dopo poco più di un anno gli venne voglia di correre in mezzo alla neve, mangiarla, rotolarcisi dentro invece che maledirla e ingiuriarla. Anche perché quella che aveva davanti agli occhi non era neve, era una panna dolce e soffice che l’avrebbe abbracciato. Dicono che quando si muore congelati ci si addormenta piano piano, intontiti, inconsapevoli che si sta passando dall’altra parte. Una morte dolce, pensò. Poi si rammaricò che una simile atmosfera gli suggerisse soltanto pensieri di morte, ma quello era il suo pane quotidiano, se fosse stato un pittore come Carlo avrebbe ragionato sulle tonalità di bianco, ma era un vicequestore e ragionava sulle tonalità del dolore.

Rien ne va plus” è un libro trascinante, e non solo per l’indagine attorno a cui ruota. A traghettare il lettore fino all’ultima pagina è la potenza del personaggio di Rocco Schiavone, a sua volta incorniciato da una galleria di coprotagonisti sempre meglio tratteggiati. Una lettura immancabile, che certo non chiuderà il ciclo di racconti con al centro il cinico e fascinoso vicequestore romano.

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